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Cancellati dal bracconaggio, i gorilla rischiano l'estinzione

16 maggio 2016 | 12.20
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Ogni anno il 10% della popolazione di gorilla di pianura scompare sotto i colpi del bracconaggio, il crimine che negli ultimi decenni in Africa ha contribuito di più al drammatico declino di questa specie, che in molte foreste africane è arrivato fino al 90%. Entro il 2032, secondo le stime del Wwf, sarà rimasto solo il 10% dell’habitat di tutti i gorilla e nei prossimi 10 anni i ‘re della foresta’ potrebbero addirittura scomparire da gran parte dei loro ambienti naturali.

Tra avorio, pelli, corni di rinoceronti, animali da collezione e carne di savana (bushmeat), il mercato nero di natura alimenta un giro di affari illegale che nel mondo vale oltre 23 miliardi di dollari l’anno, un business che spesso finisce per finanziare conflitti armati. Vittime di questi criminali, i gorilla di pianura occidentale, considerati "critically endangered" secondo la triste Lista Rossa dell’Iucn (l'Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) che ne stima una popolazione di un massimo di 100.000 individui distribuiti tra Angola, Camerun, Repubblica Centrafricana, Congo, Repubblica Democratica del Congo Guinea Equatoriale e Gabon.

Sempre secondo l’Iucn, questa sottospecie di gorilla è interessata da un trend di riduzione che ha condotto alla perdita dell’80% dell’intera popolazione. Il 60% è scomparso nel corso degli ultimi 20-25 anni. Nel Congo nord orientale ancora oggi il 5% della popolazione di gorilla di pianura occidentale viene ogni anno trucidata dai bracconieri per il commercio di carne e trofei.

Non meno drammatico il destino degli elefanti in tutto il territorio africano: in molti Paesi, in pochi anni il bracconaggio ha sterminato intere popolazione e se all’inizio del secolo scorso sopravvivevano circa 5 milioni di elefanti (si stima ne esistessero circa 25 milioni nell’800), oggi ne sopravvivono a malapena un decimo, ovvero circa 450.000. Branchi di elefanti continuano a essere decimati per il commercio di avorio: oltre 30.000 elefanti africani ogni anno.

Nella Repubblica Democratica del Congo la popolazione di elefanti è scesa a meno di 20.000 capi dai circa 200.000 degli anni ’60. E non va meglio nell’Africa centrale, la Tanzania (60% di perdite in 5 anni) e il Mozambico (50% in 5 anni). Non sono in condizioni migliori le diverse specie di rinoceronte: il commercio di corni di rinoceronte sta portando alla rapida estinzione questi animali e dagli anni ‘90 a oggi è stato registrato un aumento del bracconaggio del rinoceronte del 9000%.

In Asia la popolazione di tigri si è ridotta del 97% nell’ultimo secolo. Anche per le specie marine il pericolo è sempre in agguato: il Wwf ha registrato una perdita complessiva del 49% negli ultimi 40 anni.

Il Wwf Italia lancia la campagna per il “Cuore Verde dell’Africa”, rinnovando e rafforzando l'impegno per il Parco di Dzanga Sangha nel bacino del Congo, secondo polmone verde del mondo dopo l’Amazzonia e area fortemente a rischio. Nell’area di progetto di Dzanga-Shanga nel solo 2015 il Wwf è riuscito a far compiere un controllo sul territorio pari a 11.000 giornate uomo.

Per fare un esempio nel 2015 sono stati sequestrati 242 armi da caccia, tra cui un quarto di provenienza bellica; 575 kg di carne di specie protette (di cui 15 kg di gorilla); 31.000 cavi d’acciaio utilizzati come trappole; 2 pelli di leopardo e numerose zanne di elefante.

Sono stati distrutti sei accampamenti di bracconieri e colti in flagrante 11 bracconieri; sono stati denunciati 36 sospetti bracconieri e trafficanti di animali protetti operanti all’interno di Dzanga Sangha, di cui 14 condannati alla detenzione e 14 in custodia cautelare. A causa di un assalto al carcere di Bangui, 12 persone condannate per bracconaggio sono fuggite tornando a costituire una minaccia alla conservazione della fauna.

Questi risultati testimoniano nel 2015 una sostanziale recrudescenza del fenomeno del bracconaggio. In particolare durante tutto quell’anno è stato constatato un drammatico aumento del bracconaggio agli elefanti per alimentare il ricchissimo mercato dell’avorio.

Il bracconaggio purtroppo è una piaga anche italiana: 300 lupi vengono uccisi o investiti da auto ogni anno in Italia, migliaia di uccelli migratori vengono abbattuti a colpi di fucile, lacci e veleni colpiscono tante specie protette come orsi, aquile e cicogne e avvelenano l’ambiente.

“Il bracconaggio è una piaga mondiale che va fermata perché non solo distrugge la biodiversità ma alimenta il dramma della fame e della povertà di intere popolazioni – dichiara Donatella Bianchi, presidente del Wwf Italia - Gran parte degli stati africani vede nel bracconaggio una seria minaccia al proprio sviluppo economico”.

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