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Cantiere aperto in sala stampa a palazzo Chigi, a rilento lavori ristrutturazione iniziati con Draghi

25 luglio 2022 | 14.13
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Iniziati l'estate di un anno fa, i lavori dovevano finire lo scorso febbraio. Almeno queste erano le intenzioni del premier Mario Draghi, che voleva cambiare look alla sala stampa di palazzo Chigi, 'riprendendo' un progetto di ristrutturazione del suo predecessore Giuseppe Conte, che di fatto mandava definitivamente in soffitta il restyling firmato da Silvio Berlusconi. Ad oggi lo spazio riservato a giornalisti e tv, apprende l'Adnkronos, appare un cantiere aperto, con polvere e calcinacci dappertutto. Raccontano che c'è stato un cambio di gestione, da qui lo stop e l'attesa per la ripresa. Tutto, insomma, procede molto a rilento. E in tanti si chiedono cosa succederà adesso che è caduto il governo di 'Super Mario' e si va al voto il 25 settembre.

Per la comunicazione al tempo del Covid nell'era Draghi tutto era stato pensato in stile Bankitalia con l'obiettivo di semplificare e rendere nello stesso tempo funzionale al massimo i locali riservati alle conferenze stampa del premier e ai giornalisti accreditati, abbattendo barriere architettoniche a favore dei portatori di handicap. Via le riproduzioni di colonne e capitelli corinzi, via gli stucchi bianchi e gli specchi con il fondale azzurro. Niente marmi pregiati e rubinetti a 'sfioramento' (con fotocellulla) nei bagni. La parola d'ordine è sempre stata sobrietà. Con grande attenzione alla praticità e all'hi tech, senza spendere troppo. Tutte opere considerate necessarie per l'adeguamento alle vigenti normative antincendio e soprattutto a quelle in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro imposte dall'emergenza pandemica.

Durante i Conte I e bis erano circolate più volte voci su una 'svolta stilistica' (tra tecnologia e ritorno alla struttura originaria degli ambienti) della location dove lavorano i cronisti che seguono ogni giorno l'attività del presidente del Consiglio. Si parlava di realizzare una sorta di 'casa di vetro'. Il progetto, raccontano, sarebbe stato ripreso, modificato e approvato dall'esecutivo Draghi, convinto della necessità di rimodernare i locali adibiti per i briefing istituzionali. A cominciare dalle toilettes, diventate fatiscenti col passare degli anni, non certo un buon biglietto da visita per le delegazioni dei vari capi di Stato e governo ospiti del premier.

via stucchi e colonne con capitelli corinzi, parola d'ordine è sobrietà, per briefing nuovo fondale hi-tech e pedana per disabili al posto del fondale azzurro di 'epoca montiana' previsto videowall

Al posto del fondale azzurro di 'epoca montiana' era previsto un video-wall, una sorta di schermo a tutto parete, da utilizzare a seconda delle esigenze del momento: semplicemente per mettere in bella vista il logo della presidenza del Consiglio durante gli speech di premier e ministri o presentare slide, dati, report. Si pensava a un'ambiente molto versatile con un tavolo in plexiglass per poter parlare seduti oppure, all'occorrenza, l'uso di podi per dichiarazioni in piedi, specialmente per i 'bilaterali'. Rimosso il vecchio pavimento, sotto dovrebbe 'scorrere la nuova tecnologia. I lavori, di una certa importanza visto anche i tempi previsti per la loro realizzazione, non sono certo passati inosservati. E in un primo momento molti sono arrivati a chiedersi se questa 'ristrutturazione di palazzo' fosse un indizio su quanto l'ex presidente della Bce intendesse restare ancora alla guida del Paese.

Secondo l'ultimo rendering lo spazio riservato alle conferenze stampa governative, che resterà al piano terra dell'edificio, a destra del portone principale, doveva essere separato dai box dei giornalisti, anche per una questione di insonorizzazione. Salvo cambiamenti di programma, sarebbero rimaste 12 postazioni libere per cronisti, cameraman e tecnici, tutte attrezzate con computer per i collegamenti in diretta televisiva e radiofonica. Non sarebbero stati toccati, invece, i box già assegnati alle agenzie di stampa, ubicati in fondo alla sala per i briefing, vicino ai bagni.

Per la sala conferenze era prevista un'adeguata illuminazione per consentire a fotografi e cineoperatori di utilizzare le proprie apparecchiature senza flash. Tra le novità principali, fortemente volute dalla presidenza Draghi per rendere il palazzo accessibile a tutti, una pedana ad elevazione per permettere a chi si trova in sedia a rotelle di accedere direttamente al podio degli oratori. A disposizione di giornalisti (soprattutto quelli 'stanziali') dipendenti e addetti alla sicurezza si ipotizzavano servizi igienici nuovi di zecca.

Nel 2002 prima 'ristrutturazione' firmata Cav, la passione per il Tiepolo come fondale

Gli arredi erano già stati rinnovati nel 2010, sotto il Berlusconi quater: il Cav volle luci al quarzo, lavabo con fotocellula e water in ceramica nera e beige, marmi pregiati di travertino oniciato e nero intenso del Belgio. Secondo le intenzioni di Draghi tutto sarebbe dovuto cambiare: pareti bianche, rubinetti tradizionali in tinta. Sarebbe rimasta solo la porta d'ingresso a scorrimento. Con un bagno per disabili ingrandito e reso più accogliente.

L'ultimo cambio di look della sala stampa della presidenza del Consiglio, ricavata dalle scuderie dei principi Chigi, sembra risalire al governo De Mita. Bisognerà aspettare l'arrivo di Berlusconi per una prima ristrutturazione profonda. Al suo insediamento, 27 anni fa, il Cav restò troppo poco tempo (solo sette mesi causa il ribaltone di Umberto Bossi) per lasciare un segno. Si 'rifece' nel 2002, quando decise di 'svecchiare' lo spazio che ospitava gli incontri con i giornalisti da lui considerato troppo serioso, commissionando una restyling completo all'architetto di fiducia, Mario Catalano, artefice della scenografia del vertice Nato di Pratica di Mare.

E così furono portati specchi, applicati stucchi bianchi, riprodotte colonne con capitelli corinzi, introdotta un'illuminazione ad hoc per la migliore riuscita video delle riprese. Ma soprattutto, fu modificato lo sfondo che faceva fino ad allora da cornice simbolica alle dichiarazioni del governo. Alle spalle del premier il leader azzurro fece piazzare un dipinto di Andrea Pozzo, che rappresentava l'Europa, visto che proprio in quel quinquennio sarebbero caduti i sei mesi di presidenza di turno italiana della Ue. Altra innovazione, stavolta in stile Casa Bianca, fu il 'logo presidenziale' usato sempre come sfondo, ovvero un grande ovale a racchiudere lo 'stellone' della Repubblica e le scritte 'Consiglio dei ministri' e 'Palazzo Chigi'.

Nel 2006 Prodi sostituisce 'logo presidenziale' inventato da leader azzurro con tricolore ondulato

Per qualche tempo l'ovale venne spostato sul tavolo degli oratori e sul leggio per le dichiarazioni in piedi, così che nelle riprese tv e nelle fotografie potesse comparire come una sorta di marchio in sovraimpressione davanti al presidente del Consiglio o all'oratore di turno. Nel 2006, però, con l'approdo di Romano Prodi nella 'stanza dei bottoni' il fondale cambiò nuovamente, perchè quello ereditato dal presidente di Forza Italia era considerato troppo ''barocco''. Il Professore sostituì l'ovale con il tricolore dal drappo ondulato, firma grafica del nuovo esecutivo ulivista e alle sue spalle preferì non tenere nulla, se non un anonimo fondo azzurrino.

Caduto il Professore, al suo ritorno a palazzo Chigi, Berlusconi pensò di rifare ancora una volta il look alla sala stampa, esaltando l'elemento visivo: da qui la scelta di un capolavoro settecentesco, 'La Verità svelata dal Tempo', di Giovan Battista Tiepolo. ''Le tv la inquadrano durante le conferenze stampa, le immagini vanno in tutto il mondo, ci vuole una bella opera d' arte'', disse allora l'uomo di Arcore. E Catalano ancora una volta esaudì i suoi desiderata, portandogli il dipinto del 'maestro della luce' realizzato sul soffitto di una villa vicentina e poi custodito nel museo di Vicenza. Da allora e per i tre anni del Berlusconi quater, l'abbraccio tra Kronos e la Verità, rappresentata nell'allegoria di una fanciulla sdraiata sulle nubi al fianco del vecchio Tempo, è stata una presenza fissa ai briefing istituzionali.

Il 'Tiepolo' non piacque a Mario Monti, che al suo avvento nel 2011 preferì optare per un più sobrio fondale azzurro. Nessun restyling degno di nota risulta alle cronache durante i successivi governi Letta , Renzi e Gentiloni. Giuseppe Conte, su suggerimento del portavoce Rocco Casalino, provò a dare una sua svolta stilistica agli ambienti destinati alla comunicazione della presidenza del Consiglio, ma poi non se ne fece nulla. Con Draghi è arrivato l'ok a lavori immaginati e non realizzati.

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