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Cantone: “Basta deroghe alla legge sugli appalti. Ripristinare il falso in bilancio”

07 giugno 2014 | 19.25
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Il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione: “Se avessi carta bianca riguarderei la legge sugli appalti. Se per ogni grande opera c’è sempre una deroga significa che è fatta male”

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”Se avessi carta bianca cosa farei? Riguarderei la legge sugli appalti”. Lo ha detto Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, nel corso dell’intervista al Teatro San Carlo di Napoli in un appuntamento della ‘Repubblica delle idee’. ”Se per ogni grande opera c’è sempre una deroga alla legge sugli appalti - ha affermato Cantone - significa che è fatta male. Anche sui lavori a Pompei è stata fatta l’ennesima maxideroga alla legge. Siamo al paradosso che la legge, con i suoi mega formalismi, si applica solo sui piccoli appalti mentre gli altri si fanno in deroga”. Proprio le deroghe, ha sottolineato, “rappresentano il sistema nel quale possono entrare difetti di controllo e discrezionalità, dove puoi dare consulenze a chi vuoi”.

Quanto al ‘Daspo’ per gli imprenditori che hanno pagato tangenti, nel caso dell’Expo, “dovrebbe tenere conto del fatto che il 1° maggio i cantieri dovranno essere chiusi”. “Ero presente a Milano quando in Camera di commercio Renzi disse che gli imprenditori che hanno pagato tangenti devono uscire dagli appalti dell’Expo - ha ricordato Cantone - poi però le affermazioni si devono tradurre in norme giuridiche. Questo si può fare, tenendo presente ad esempio che i lavori devono essere finiti entro il 1° maggio”. Per il Mose, ha aggiunto, “è diverso, perché non ha dei termini di conclusione, come la Salerno-Reggio Calabria. Per l’Expo non si può fare. Si potrebbero invece creare meccanismi per cui l’imprenditore non ottenga vantaggio dal reato”. “Per i nuovi appalti - ha sottolineato ancora - c’è una norma nella legge Severino che consente alle stazioni appaltanti di cacciare a calci nel sedere chi non rispetta il patto di integrità. La norma c’è, ma va applicata”.

Secondo il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione va inoltre “ripristinato il falso in bilancio, così come serve una norma seria sul riciclaggio. Soprattutto nei processi contro la pubblica amministrazione i termini di prescrizione sono inaccettabili”. ”Una parte dell’imprenditoria italiana - ha aggiunto - ha fatto festa quando il falso in bilancio fu depenalizzato. È troppo facile dare la colpa solo a Berlusconi. Quella riforma è stata voluta da pezzi dell’imprenditoria italiana, troppo comodo prendersela solo con la politica che spesso ne è stata il braccio operativo. Quando il falso in bilancio è stato depenalizzato non è che gli altri si siano strappati i capelli”.

Cantone ha anche lanciato la proposta di “adeguare la legislazione antimafia” ai nuovi temi, a cominciare “dall’istituto dei collaboratori di giustizia, utilissimo con una certa mafia ma sul quale oggi bisogna riflettere” considerando le caratteristiche della “nuova criminalità organizzata”. ”Va fatta una riflessione - ha spiegato - se si pente una persona che racconta 20 o 30 episodi di spaccio o di estorsione, mi chiedo se lo Stato può permetterselo. Ormai le forze dell’ordine hanno attivato meccanismi investigativi all’avanguardia, forse l’istituto del collaboratore di giustizia va ripensato alla luce della mafia che sta cambiando”. Pentimenti eccellenti, come quello di Antonio Iovine, restano comunque “risultati importantissimi”: Iovine “è uno dei capi veri dell’ala imprenditoriale del clan dei Casalesi che aveva rapporti con la politica anche ad alti livelli. Credo sia un’occasione storica per aprire uno squarcio su quel grande pezzo di mondo al quale non arrivi con il piccolo pentito, che ti permette di trovare il boss ma non arriva al politico o all’imprenditore”, ha concluso Cantone.

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