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Presidente Anm: "In magistratura gigantesca questione morale"

20 giugno 2020 | 10.37
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Quanto emerso da intercettazioni e chat del caso Palamara ha prodotto "un danno incalcolabile"

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(Fotogramma) - FOTOGRAMMA

Nella magistratura "c'è una gigantesca questione morale". Lo ha detto il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Poniz, in apertura del Comitato direttivo centrale. Quanto emerso da intercettazioni e chat del caso Palamara ha prodotto "un danno incalcolabile per la magistratura" ha sottolineato nel corso del suo intervento.

Poniz ha poi espresso la convinzione che la "gigantesca questione morale non riguardi i moltissimi magistrati che ne sono certamente estranei" ma ha "una portata 'di sistema', che riguarda i gruppi associativi, il loro progetto e la loro azione, il senso del loro ruolo; ma anche la selezione dei loro gruppi dirigenti, la loro 'offerta' associativa, che si è concretata e si concreta non di rado in promesse, aspettative".

"Alla riflessione etica e politica, al necessario lavoro di rigenerazione e rifondazione dei gruppi e delle loro dinamiche siamo chiamati tutti, nessuno escluso - ha ammonito il presidente Anm - così come ad un’assunzione di responsabilità politica che riguarda chiunque di noi abbia avuto ruoli nell’associazionismo, anche di chi, come molti di noi, sa di non aver posto in essere alcuna condotta individualmente rimproverabile".

Il segretario dell'Anm, Giuliano Caputo, ha spiegato che "nelle bozze di riforma che abbiamo visto molte nostre proposte sembrano essere state recepite ma c'è qualcosa in più: abbiamo chiesto che siano introdotti presidi perché quelle cose non si verifichino più, un argine rispetto alle degenerazioni". "C'è stato un rapporto distorto con il potere e un consenso basato non sulle idee ma sull'appartenenza", ha sottolineato Caputo.

"Qualcuno ha detto al ministro della giustizia di 'andare giù duro' sulle riforme in cantiere, noi dobbiamo dirgli di andare giù durissimo sugli aspetti, che abbiano evidenziato in questi anni. Che questo passaggio, ineludibile e non più rinviabile, non diventi però occasione per regolamenti di conti o per attacchi all'indipendenza della magistratura. Lo ha ricordato anche il Presidente della Repubblica nel suo ultimo intervento" ha detto il segretario dell'Associazione nazionale magistrati.

Caputo ha ricordato alcune delle proposte che erano state avanzate dall'Anm che sono presenti nelle bozze della riforma: "Stop alle porte girevoli, limiti alla possibilità per ex consiglieri e fuori ruolo per presentare domande per almeno due anni, riassetto delle procure della Repubblica, significativamente oggetto delle maggiori attenzioni da parte della politica, limiti alla possibilità per gli incarichi apicali".

"Sulla riforma del sistema elettorale, nulla può essere peggio di quello attuale. Approvato con l'intento di eliminare le correnti - ha sottolineato Caputo - le ha forse sì spazzate via, ma per sostituirle con la loro versione degenerata alla quale abbiamo assistito purtroppo in questi anni".

Intervenendo al Comitato direttivo centrale, che ha esaminato le proposte del collegio dei probiviri e deliberato l'espulsione di Luca Palamara, il segretario ha poi precisato: "Oggi non abbiamo bisogno di capri espiatori, abbiamo bisogno di riprendere il ragionamento sul retroterra dei comportamenti oggetto di incolpazione, di tornare a prendere coscienza della diffusività di comportamenti che dimostrano un modo distorto di formazione del consenso in magistratura non intorno ad idee e valori ma sulla base di interessi strettamente individuali, su impropri rapporti tra consiglieri o esponenti di correnti e magistrati aspiranti ad un incarico".

"Da un lato è necessario un ripensamento della stessa operatività delle correnti, e del loro diverso, e non più sovrapponibile, operare nell'ambito della rappresentanza associativa e nell'ambito di quella istituzionale. Dall'altro - ha rimarcato - è necessario che intervengano delle riforme legislative che facciano venir meno gli evidenti spazi all'interno dei quali si sono generate e poi autoalimentate le degenerazioni alle quali abbiamo assistito".

NUOVE DIMISSIONI - Dopo il gruppo di Magistratura indipendente, che ha lasciato il comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati, altri componenti si sono dimessi. Le dimissioni dei 7 rappresentanti della corrente, già annunciate, sono state formalizzate in apertura della seduta del parlamentino. Dimissionari anche altri 3 componenti, Silvia Albano di Area, Francesco Minisci e Bianca Ferramosca di Unicost. "Amarezza" è stata espressa dal presidente Poniz.

"Nessun contrasto e nessuna polemica possono giustificare l'abbandono di un luogo deputato al confronto", ha detto Poniz, prendendo atto delle formalizzate dimissioni del gruppo di Mi, i cui esponenti non sono stati sostituiti, al contrario degli ultimi dimissionari per i quali sono subentrati nuovi componenti.

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