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Ex Ilva, arrestato l'avvocato Piero Amara

08 giugno 2021 | 09.21
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La proposta di patteggiamento

''Non vi è dubbio che Capristo abbia assecondato e portato a conclusione, coordinando un composito gruppo di Pm delegati, le 'trattative' svolte in diversi incontri per l'applicazione della pena ex art. 444 cpp, seguite alla proposta di Ilva in amministrazione straordinaria persona giuridica'' scrive il gip del Tribunale di Potenza, Antonello Amodeo, sul capitolo relativo alla proposta di patteggiamento presentata dall'Ilva in As e accettata dalla Procura jonica, guidata da Carlo Maria Capristo, per chiudere l'inchiesta Ambiente svenduto per disastro ambientale, con sanzioni sostitutive e pene pecuniarie per la confisca.

Nel 2015 la proposta presentata da Ilva ottenne il parere contrario della Procura, guidata da Franco Sebastio. Con l'insediamento di Capristo, cambiò la linea della Procura jonica. Nel frattempo l'avvocato Piero Amara era diventato consulente legale esterno di Ilva in amministrazione straordinaria. Secondo il gip, Ilva ''attribuiva a tale patteggiamento valore strategico, non solo a livello processuale ma anche ai fini dello sviluppo economico e produttivo dell'azienda''. La richiesta, pur con il parere favorevole della Procura, venne poi rigettata dalla Corte di assise perché i fatti contestati nell'inchiesta erano estremamente gravi. Secondo il gip, questa vicenda è sintomatica di un ''complessivo riposizionamento'' della Procura ''rispetto alle pregresse, più rigorose strategie processuali ed investigative manifestate dalla Procura della Repubblica diretta dal suo predecessore, che ad esempio non prestava il consenso a una precedente richiesta di applicazione pena presentata da Ilva in amministrazione straordinaria''.

I 'lauti compensi'

“Per effetto di due incarichi professionali ricevuti nel 2016, incarichi conferiti in violazione delle procedure e non sottoposti al parere del Comitato di Sorveglianza", scrive il gip di Potenza, "Pietro Amara percepiva, naturalmente, lauti compensi: la polizia giudiziaria infatti ha rilevato proprio con riferimento agli anni 2016-2017 – arco temporale in cui Capristo reggeva la Procura di Taranto – i redditi percepiti da Amara e corrisposti dall’Ilva in amministrazione straordinaria: 60mila euro (anno di imposta 2016) e 30mila euro (anno di imposta 2017)”. “I vantaggi di Amara, però, non consistevano soltanto nel pagamento delle parcelle per gli incarichi ricevuti – si legge – nei numerosi verbali di Giuseppe Calafiore, infatti, il collega e socio in affari di Amara, più volte ribadiva che Amara ‘viveva per portare Capristo a Taranto…perché gli serviva che Capristo andasse a Taranto’ specificando che Amara aveva interessi oggettivi con l’Ilva e si stava muovendo nel senso di prendere contatti con i vecchi proprietari dell’Ilva (la famiglia Riva)”.

Il nome di Piero Amara venne suggerito alla famiglia Riva, si legge nell'ordinanza, ma l'indicazione venne accantonata per i guai giudiziari in cui già si trovava l'avvocato. A riferire i fatti è stato lo stesso Claudio Riva, sentito dagli inquirenti lo scorso 23 settembre. “Riva, quale presidente del Cda della Riva Forni Elettrici spa, società capogruppo, confermava che nel 2016 gli venne suggerito di valutare la nomina del noto avvocato Piero Amara quale difensore delle società del gruppo nei processi tarantini – aggiunge il gip –. Riferiva in particolare che la sollecitazione relativa ad Amara gli fu avanzata, tra luglio e settembre del 2016, quando era stato già nominato Capristo Procuratore a Taranto. Chiese quindi al suo difensore di verificare il suggerimento e insieme, su internet, scoprirono che Amara era implicato in una serie di indagini penali relative alla costituzione di alcune società ‘poco pulite’, sicché accantonarono l’indicazione”.

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