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Caos procure, Palamara: "Caduta accusa di corruzione per nomina al Csm, era infamia"

21 maggio 2020 | 12.58
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L'ex membro del Csm: "Lo dovevo ai miei figli"

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(Fotogramma)

"L’accusa di aver preso 40.000 euro per una nomina al Csm costituiva per me la più grave infamia. Quando i giornali pubblicarono incessantemente questa notizia i miei figli mi chiesero una cosa sola: dimostrargli che non era vero. Oggi questa accusa è caduta. Lo dovevo a loro". Così Luca Palamara postando l'articolo del 'Corriere della Sera' che rivela come l'ex membro del Csm ed esponente di spicco della corrente Unicost non risulti più indagato per corruzione a Perugia.

In particolare, i pm, all’inizio dell’indagine che ha provocato un terremoto nel Csm, avevano ipotizzato che Palamara avesse ricevuto 40mila euro dagli avvocati Giuseppe Calafiore e Piero Amara per favorire la nomina dell’allora pm di Siracusa, Giancarlo Longo, a procuratore di Gela, nomina peraltro non andata in porto. L’accusa, come scrive oggi il Corsera, è poi però decaduta, così come confermato dal giudice delle indagini preliminari di Perugia.

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