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Carabinieri, morto il generale Giammarco Sottili

09 dicembre 2021 | 18.30
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Aveva 67 anni. Una vita a caccia di boss mafiosi

E' morto oggi a 67 anni il generale dei Carabinieri Giammarco Sottili. Ricoverato da pochi giorni in ospedale per un problema di salute è morto per un arresto cardiaco.

Se ne va uno degli ufficiali migliori dell'Arma. Una vita all'insegna della ricerca dei boss mafiosi, di fiancheggiatori di capomafia, quella del generale Sottili. Nella sua lunga e prestigiosa carriera nell’Arma dei Carabinieri ha comandato diversi reparti territoriali. Dalla Compagnia carabinieri di Castelnuovo di Garfagnana alla Compagnia di Gaeta, poi ancora a Trieste. Per approdare al Nucleo investigativo di Catania e poi di Palermo. Poi ha guidato il Comando provinciale di Avellino. Per poi approdare in Sardegna come Capo di Stato Maggiore della “Legione Sardegna” a Cagliari.

Ufficiale stimatissimo e apprezzato in tutti gli ambiti, si è distinto per le sue straordinarie capacità nel settore investigativo ed in particolare nella lotta contro la mafia che ha portato avanti sempre in prima fila, con grande professionalità e coraggio. Tra le tante spicca la famosa indagine sulle cosiddette 'talpe' da lui personalmente diretta e che ha portato alla disarticolazione della più pericolosa rete di protezione che garantiva la latitanza del super boss Bernardo Provenzano. "Dopo quegli arresti a Palermo, prenderà forma quella straordinaria offensiva condotta da tutte le forze di polizia nei confronti della mafia e che ha portato alla cattura di Bernardo Provenzano", ricorda all'Adnkronos il colonnello Francesco Gosciu che ha lavorato al fianco di Sottili dal 2004 al 2007. In quel periodo Sottili diresse numerose importanti inchieste, come quella sulla mafia di Villabate e la collaborazione di Francesco Campanella.

Sottili ha ottenuto "eccezionali successi investigativi in tutti i suoi incarichi territoriali - dice ancora il colonnello Gosciu - Lo ricordo come innanzitutto un amico, che ho avuto il privilegio di conoscere all’inizio della mia carriera come Ufficiale dei Carabinieri. Da lui ho imparato tantissimo in tutti gli ambiti della vita istituzionale dell’Arma dei Carabinieri". "Estremamente preparato, animato da un entusiasmo coinvolgente, affrontava ogni problema, anche il più difficile e impervio, sempre con il sorriso sulle labbra e con la sicurezza di chi ha sempre la risposta giusta e pronta. Oggi è venuto meno un fraterno amico che ha rappresentato per me e per i miei colleghi, con i quali ho condiviso quegli straordinari momenti a Palermo, un punto di riferimento e un esempio unici".

Nel corso della requisitoria del processo alle cosiddette 'talpe' che vide alla sbarra anche l'ex Governatore Salvatore Cuffaro e il carabiniere Giorgio Riolo, i pm Maurizio de Lucia e Nino Di Matteo evidenziarono che, allo stesso tempo, "sono stati altri militari dell'Arma, quelli del Nucleo operativo del colonnello Giammarco Sottili, che con grande professionalità, incisività, efficacia e onestà intellettuale, senza guardare in faccia a nessuno, hanno squarciato il velo che copriva una verità così scomoda".

Giammarco Sottili ha poi eseguito la perquisizione nella villa di Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo. Era il 17 febbraio 2005 quando i Carabinieri irruppero nell'abitazione di Massimo Ciancimino all'Addaura, in mano un mandato di perquisizione per l'inchiesta sui tesori del padre e gli affari di Ciancimino junior. Sottili era all'epoca comandante del Reparto Operativo a Palermo. E interrogato come teste nel processo trattativa Stato-mafia sul cosiddetto 'papello' con le richieste di Cosa nostra allo Stato, raccontò: “Vennero da me Gosciu (il maggiore Francesco Gosciu, ndr) e Angeli (il tenente colonnello Antonello Angeli, ndr), non ricordo se lo stesso giorno della perquisizione o quello dopo. Angeli aveva in mano il manoscritto fotocopiato con scritto sopra 'i Carabinieri'. Lo scorsi velocemente e ritenni che fosse importante. Dissi loro di farmi una fotocopia per portarla in procura e andai dai magistrati competenti per quell'indagine”. Quel giorno, afferma il teste, “andai dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone con la dottoressa Sava o la dottoressa Buzzolani, o entrambe”. Con Pignatone, continua Sottili, casualmente “c'era il dottor Michele Prestipino” e i due magistrati “mi dissero che quel documento era il compendio di un verbale fatto da Gian Carlo Caselli a Vito Ciancimino. Credo che Pignatone mi disse di averlo pure acquisito”.

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