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Carte segrete Biden, Spannaus: "Forse c'è chi vuole spingerlo a non ricandidarsi"

23 gennaio 2023 | 18.10
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Secondo l'analista americano la domanda più importante è "chi ha fatto trapelare la notizia" della vicenda

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(afp)

Sulle carte segrete che continuano a spuntare nelle case di Joe Biden, la domanda più importante è "chi ha fatto trapelare la notizia", forse qualcuno vuole dare al presidente "un aiuto a non ricandidarsi". Così Andrew Spannaus, analista americano, autore del podcast House of Spannaus, riflette con l'Adnkronos sugli interrogativi che si aprono dietro la vicenda dei documenti classificati trovati nell'ufficio e nella casa di Biden, soprattutto per quanto riguarda le prospettive della prossima corsa per la casa Bianca.

"Le istituzioni di stato americane hanno già deciso che Donald Trump non deve diventare di nuovo presidente e forse iniziano a pensare che anche Biden dovrebbe avere un aiuto a non ricandidarsi", continua Spannaus, che comunque esprime un giudizio positivo sui risultati ottenuti finora dal presidente democratico.

"Biden ha fatto abbastanza bene in questi primi due anni, ha aiutato il partito ad andare bene alle elezioni di midterm, ora c'è il rischio che voglia ricandidarsi", aggiunge ricordando che i dubbi appaiono principalmente concentrati sull'età del presidente che, in caso di rielezione, inizierebbe il secondo mandato ad 82 anni.

Tanto che l'identikit che l'analista politico tratteggia del candidato democratico che potrebbe avere buone chance come il dopo-Biden, ricorda molto il profilo politico dell'attuale presidente: "deve essere qualcuno che parli alla gente normale, non elitario, un po' populista in economia, ma cauto sui temi culturali" più cari alla 'sinistra woke', intesa come la sinistra sensibile ad un'interpretazione più estrema del politically correct.

In effetti, "Biden ha trovato la formula giusta, da centrista di lunga data ha adottato le posizioni di sinistra in economia, ma è rimasto su un profilo culturale trasversale, aperto alla classe lavoratrice". Per quanto riguarda eventuali nomi, Spannaus assicura che ci sono "tanti candidati, senatori e governatori, pronti a lanciarsi" nel momento di un passo indietro di Biden, citando anche un membro dell'amministrazione, il ministro dei Trasporti Pete Buttigieg, che aveva già tentato la candidatura nel 2020.

Anche la vice presidente Kamala Harris "vorrà provarci", ma l'ex senatrice della California ha davanti a sé "una strada lunga per ricostruire la sua popolarità: ha il vantaggio di essere donna e di colore, ma non basta".

Riguardo quindi alla possibile ricandidatura di Biden, che secondo alcuni media americani il presidente si preparerebbe ad annunciare già a febbraio a ridosso del discorso sullo stato dell'Unione, "nulla è scontato". E - aggiunge Spannaus- "anche se dovesse annunciarla, poi ci vorranno sei mesi per entrare nel vivo della campagna elettorale". Molto dipenderà "da quello che succede in casa repubblicana: se Trump fallisce l'obiettivo, come molto probabile, verrebbe a cadere la giustificazione di Biden a ricandidarsi".

Tornando poi ai documenti classificati trovati nell'ufficio e nell'abitazione di Biden, Spannus esprime la convinzione che "la squadra di Biden abbia pasticciato questa vicenda" cercando subito di dire che si trattava di poche carte, affermazione poi smentita dai nuovi documenti trovati. "Ora devono mettere fine a questi progressivi ritrovamenti e conviene loro che a certificare vi sia l'Fbi" spiega ricordando che il coinvolgimento dei federali nella perquisizione di venerdì scorso è stato suggerito dagli stessi avvocati di Biden.

Gli errori del team Biden sono "di sostanza, perché avrebbe dovuto controllare dopo aver scoperto i primi documenti, ed ancora di più di comunicazione" perché si è cercato di minimizzare finendo per "danneggiare l'immagine di Biden, soprattutto nel confronto con quanto successo con Trump" con la vicenda delle carte segrete trovate a Mar-a-Lago.

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