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Casalinghe, giovani e pensionati: quando il gioco diventa ludopatia

20 settembre 2015 | 13.44
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La ludopatia è una malattia che colpisce gravemente 800.000 italiani (il doppio esatto dei tossicodipendenti censiti) ma che investe una platea allargata di 2 milioni di giocatori incalliti. Dati che restituiscono solo in parte una fotografia di un fenomeno ancora sommerso. Per questo 'sconosciuto' nella "sua reale entità" (come ha detto il ministro dell'Economia Padoan) l'individuazione di risorse adeguate è ancora da definirsi, nonostante sono rilevanti gli sforzi da parte del governo per contrastare la dipendenza dal gioco d'azzardo patologico, piaga che sta diventando socialmente devastante. Va ricordato che la legge di Stabilità ha destinato, annualmente a decorrere dal 2015, una quota pari a 50 milioni di euro al Sistema sanitario nazionale per la prevenzione, la cura e la riabilitazione dei malati di ludopatia.

Tenendo conto di alcuni studi recenti, i numeri mettono in mostra un fenomeno in crescita. La patologia si accanisce soprattutto contro i più vulnerabili: giovani, disoccupati, pensionati. Secondo un'analisi del Codacons il 50% dei disoccupati italiani presenta forme più o meno gravi di ludopatia. Colpiti il 25% delle casalinghe e il 17% dei pensionati. Allarmante la percentuale di giovani che sviluppa dipendenza da gioco: in Italia la quota è salita al 17%. Quanto alle perdite economiche: in media l'85% dei giocatori perde 40 euro al giorno.

L'IDENTIKIT DEL LUDOPATICO MEDIO: disoccupato, con bassa scolarizzazione e affetto da problemi relazionali. Uno studio del Cnr mostra che sono soprattutto i maschi a finire nella 'gabbia' del gioco. Il titolo di studio più frequente è la licenza elementare. Il giocatore 'tipo' è disoccupato e se lavora ricopre la mansione di operaio; se invece inquadrato come lavoratore autonomo, ha un contratto precario o è un libero professionista. I luoghi più 'pericolosi' sono per gli uomini sale gioco, sale bingo, ma anche in parte il circolo ricreativo, il telefonino e internet. Una presunta solitudine accomuna il giocatore maschio alle giocatrici: sono separati, divorziati o vedevi/e. Circa il 6% tra i giocatori d'azzardo tende a tenere nascosta l'entità del proprio coinvolgimento

Le giocatrici 'tipo' sono in possesso della licenza di scuola media inferiore; se impiegate rivestono un ruolo di dirigente e hanno un contratto a tempo indeterminato; mentre se lavoratrici autonome sono imprenditrici. Tra le donne impiegate nei trasporti e nelle comunicazioni si rilevano i maggiori rischi: 5,1%. Nel Centro-Sud si gioca di più. Il primato spetta alla Campania (57%), segue la Calabria (55%) e poi Lazio, Sicilia, Puglia e Abruzzo (tutte si attestano su circa il 53%). Le regioni dove invece si gioca di meno rispetto alla media nazionale (47%) sono quelle del Nord: Emilia Romagna in primis (41%), ma anche Trentino Alto Adige (42%), Liguria e Veneto (44%).

Nonostante nelle regioni meridionali il gioco d'azzardo sia più diffuso che nel resto della penisola (è il Molise a registrare la percentuale più alta di gambler: 13%), i giocatori con profilo di rischio moderato non sono concentrati solo in queste aree. Dove si gioca di meno, come ad esempio in Friuli Venezia Giulia, la quota di giocatori è assai più sostenuta (8%) in confronto alla media nazionale (5,3%).

Il Lotto/Superenalotto insieme al Gratta e vinci/Lotto istantaneo sono tra i giochi nazionalpopolari più scelti in assoluto, con percentuali che vanno dal 75% al 67% nelle regioni del centro-sud e che in pratica si ritrovano, anche se con valori leggermente inferiori, in quelle settentrionali. Sempre al meridione particolarmente diffuse sono anche le scommesse sportive (30% rispettivamente in Campania, Puglia e Basilicata; 24% in Calabria; 20% Sicilia) insieme ad altri giochi con le carte.

Nelle regioni nord-occidentali e nord-orientali si osservano prevalenze importanti di giocatori che si dedicano al poker texano e alle macchinette da gioco elettroniche (percentuali oltre il 10% in alcuni casi), ma diffuse sono le scommesse sportive (tra il 17% della Liguria, il 14% della Lombardia e il 10% delle altre). Gli uomini, in generale, sono maggiormente coinvolti da scommesse sportive (47%) e poker texano (45%) mentre le donne giocano di più a gratta e vinci e similari.

Quando, di recente, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha firmato il decreto istitutivo del nuovo Osservatorio per il contrasto della diffusione del gioco d'azzardo e il fenomeno della dipendenza grave, ha parlato di un fenomeno che rischia di coinvolgere 3 milioni di italiani: "un allarme sanitario" a tutto tondo. E i costi per lo Stato sono notevoli: la spesa per ogni giocatore patologico è di circa 38mila euro annui.

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