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CasaPound, notificato il sequestro preventivo

10 giugno 2020 | 14.29
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Il gip di Roma Zsuzsa Mendola accoglie le richieste della Procura, ma solo in riferimento al reato di occupazione abusiva: "No elementi probatori su sussistenza associazione e incitamento all'odio"

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E' stato notificato il decreto di sequestro preventivo agli occupanti del palazzo di via Napoleone III, sede di CasaPound, e occupato dal 2003. Nel provvedimento, in cui figurano indagati 16 inquilini, il gip di Roma Zsuzsa Mendola accoglie le richieste della Procura ma solo in riferimento al reato di occupazione abusiva. Tra i 16 indagati per il reato di occupazione dello stabile compaiono, tra gli altri, i nomi di Gianluca Iannone, leader del movimento, di Simone e Davide Di Stefano ma non quello di Andrea Antonini, vicepresidente di Casapound.

IL DECRETO - "Deve osservarsi che il materiale probatorio acquisito in atti non è sufficiente per poter affermare la sussistenza del fumus criminis relativo all’articolo 604 bis del codice penale" ovvero associazione a delinquere finalizzata all’istigazione e all’odio razziale. Questo quanto scrive il gip Mendola nel decreto di sequestro preventivo.

"Il pm al fine di ricostruire la condotta di partecipazione al reato associativo - si legge nel decreto - richiama numerose vicende verificatesi nel corso degli anni, in tutto il territorio nazionale, in cui si sono verificati momenti di tensione e scontri tra estremisti di opposte fazioni politiche con condotte di per sé biasimevoli, configuranti i delitti di rissa, rapina, lesioni, ingiuria, minacce, furto, violenza privata". "Ciò detto - sottolinea il gip - dalle informative relative alle suddette vicende acquisita in atti non emergono elementi probatori sufficienti a ricostruire compiutamente i singoli episodi, le modalità della condotta, le modalità di identificazione dei soggetti coinvolti e le modalità di attribuzione agli stessi della qualità di militanti di Casapound, l’oggetto del contendere fra le diverse fazioni politiche. Elementi probatori in ordine alle singole vicende non possono certamente essere tratti dagli articoli di giornale acquisiti in atti".

"Non sussistono in definitiva – conclude il gip - elementi che consentono di ricondurre ad unità le diverse vicende giudiziarie ai fini della valutazione della sussistenza del delitto di partecipazione ad un’associazione nonché di accertare se le condotte poste in essere, per quanto riprovevoli, siano espressive di ideologie o sentimenti razzisti o discriminatori, ovvero se sussista lo scopo dell’incitamento alla discriminazione nel senso anzidetto, per motivi fondati sulla qualità personale del soggetto e non invece sui suoi comportamenti sulla ritenuta assenza di condizioni di parità".

"Deve ritenersi sussistente il concreto pericolo che la libera disponibilità del predetto bene da parte degli indagati - scrive ancora il gip nel decreto - possa protrarre o ad aggravare le conseguenze del reato commesso determinando un ulteriore danno erariale di rilevante entità per lo Stato. L’ulteriore disponibilità, in capo agli indagati, dell’immobile abusivamente occupato, consentirebbe, infatti, la prosecuzione dell’attività criminosa e potrebbe aggravare le conseguenze del reato il quale ha natura permanente. Ne discende – conclude il gip - che ben può, pertanto, sottoporsi a sequestro il bene pubblico al fine di impedire il protrarsi dell’illecita occupazione del bene stesso".

"Per quanto concerne l’invocata esigenza abitativa posta a fondamento dell’iniziale occupazione dell’immobile adibita ad alloggi per i singoli nuclei familiari (…) risulta acclarato che l’occupazione dell’immobile da parte dei diversi nuclei familiari si protrae da numerosi anni, in alcuni casi sin dal 2003, e non risultano in atti evidenze di situazioni contingenti che possono integrare un attuale pericolo di un danno grave alla persona", scrive ancora il gip, che continua: "La situazione economico patrimoniale degli occupanti l’immobile effettuata dalla Guardia di Finanza al contrario – si legge nel decreto - attesta lo svolgimento di attività lavorativa e la percezione di redditi da parte degli stessi. Trattasi quindi di stabile occupazione di un immobile, trasformato dagli indagati in abituale residenza. L’immobile risulta peraltro inserito nel piano straordinario per l’emergenza abitativa nel Lazio".

DI STEFANO - "Per il momento lo sgombero di CasaPound è un po’ come la 'potenza di fuoco' di Giuseppe Conte: una frottola raccontata dai 5 Stelle. Oltre il clamore mediatico creato ad arte in questi giorni sul piatto c’è ben poco: le carte ridimensionano di parecchio gli annunci di Virginia Raggi e l’impianto accusatorio del Pm 'partigiano' Eugenio Albamonte". A scriverlo sul 'Primato nazionale', è il vicedirettore del quotidiano sovranista, Davide Di Stefano, tra gli indagati per l'occupazione abusiva del palazzo.

"Questa mattina intorno alle 10 - racconta Di Stefano - alcuni dirigenti di CasaPound si sono recati in Questura a Roma per ritirare il provvedimento relativo al sequestro dello stabile di via Napoleone III numero 8. Il sequestro preventivo viene disposto solo in relazione ai reati 633 e 639 bis del codice penale, ovvero quelli in riferimento al reato di occupazione. Il Gip Zsuzsa Mendola non ha riconosciuto il reato associativo finalizzato all’istigazione all’odio razziale, disconoscendo nei fatti buona parte dell’impianto accusatorio del Pm Albamonte". "Tra i 16 indagati infatti figurano solo quattro dirigenti del movimento, al 2018 residenti in via Napoleone III numero 8. Tra questi per dire non figura il vicepresidente Andrea Antonini, come invece annunciato in pompa magna da giornali e tg dopo la velina fatta uscire dalla Procura di Roma. Gli altri 12 indagati sono semplici inquilini del palazzo, tra cui figurano casalinghe, anziane vedove, novantenni disabili. Quelle famiglie italiane in difficoltà che la Raggi vuole gettare in mezzo a una strada per capirci".

Virginia Raggi ed Eugenio Albamonte, dunque, conclude Di Stefano, "incassano quantomeno una sconfitta temporanea. Per arrivare allo sgombero di CasaPound alla 'sindaca' serve un’ulteriore forzatura politica: senza quella continua a fare testo l’elenco del Comitato per l’ordine e la sicurezza. Per arrivare allo scioglimento di CasaPound al compagno magistrato serve quantomeno mettere in piedi un’altra indagine. Ma che questa volta sia basata 'su elementi probatori', non su articoli di giornale ed esposti dell’Anpi".

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