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Caso Aldrovandi: 10 anni senza Federico, il padre 'manca piena giustizia'

20 settembre 2015 | 15.19
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"Il pensiero è sempre uno, quello di un'ingiustizia nei confronti di un ragazzino che non aveva fatto nulla di male e che una mattina ha incontrato quattro elementi che alla fine lo hanno massacrato, provocandogli 54 lesioni e spezzandogli il cuore, mentre lui gridava 'aiuto, basta'". Così Lino Aldrovandi, padre di Federico Aldrovandi, parla all'Adnkronos a 10 anni dal quel 25 settembre del 2005, quando il figlio 18enne, tornando a casa a Ferrara, ha subito un controllo della polizia che gli è costato la vita.

A fermarlo all'alba, in via dell'Ippodromo, dove Federico camminava a piedi da solo alla volta di casa, dopo una notte passata fuori con gli amici, sono stati i poliziotti Enzo Pontani, Luca Pollastri, Paolo Forlani e Monica Segatto, tutti condannati per eccesso colposo in omicidio colposo in via definitiva, con sentenza della Cassazione nel 2012, alla pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione, in parte coperta dall'indulto.

"Le sentenze sono state molto dolci, le accetto perché bisogna - prosegue papà Lino - ma questa è una storia che non è andata fino in fondo, non credo sia stata fatta piena giustizia".

Oltre all'insanabile dolore per la perdita senza ragioni di un figlio, innocente, di soli 18 anni, secondo Lino Aldrovandi i 4 quattro agenti dovrebbero essere espulsi dal corpo. Una battaglia che nel 2014 divenne una mobilitazione virale, con adesioni in tutto il mondo, sotto l'hastag 'vialadivisa' ed un corteo di 5mila persone che sfilò a Ferrara.

Una divisa che per papà Lino ha un valore in più rispetto ad un cittadino qualunque, visto che lui stesso la indossa, essendo un ispettore della Polizia Municipale.

"In Cassazione il procuratore generale nella sua arringa definì i quattro 'schegge impazzite' - ricorda Aldrovandi - ed io mi chiedo in quale posto di lavoro si continua a tenere una persona definita in questi termini". "Io vesto la divisa e nel mio piccolo ci credo - prosegue - ho giurato fedeltà allo Stato e penso che chi ha tolto la vita vada cacciato fuori senza se e senza ma. Io sono solo un cittadino, ma non sto zitto".

Un'altra battaglia civile è legata al caso Aldrovandi, quella dell'introduzione del reato di tortura nell'ordinamento italiano. Una proposta di legge è approdata in Parlamento nel 2013, ma da allora continua ad essere rimpallata da una Camera all'altra.

"Io mi auguro sempre che le persone che sono nelle istituzioni e nella politica abbiano un sobbalzo - afferma in proposito il papà di Federico - perché introdurre il reato di tortura non significa fare una legge contro le forze dell'ordine, perché nessun poliziotto vuole procurare danni ad un'altra persona".

"Ma guardando il caso di Federico e i molti altri casi simili che sono sotto gli occhi di tutti, non mi pare che la Polizia venga fuori in modo perfetto" rimarca, ribandendo che "bisogna buttare fuori coloro che sono un cancro per la società".

A dieci anni dalla sua uccisione, Federico sarà ricordato il 25 e 26 settembre a Ferrara con una due gioni di musica, parole e immagini, organizzata dall'associazione che porta il suo nome. Il 25 settembre alle 21 in Sala Estense si terrà il dibattito 'Tra cittadino e Stato: la violenza è inevitabile?'.

Ne discuteranno il presidente della commissione diritti umani del Senato Luigi Manconi, la madre di Federico e presidente dell’Associazione Federico Aldrovandi Patrizia Moretti, il segretario nazionale dell’Associazione funzionari di Polizia Lorena La Spina ed il segretario generale del sindacato di Polizia Silp Daniele Tissone. L'incontro è organizzato dalla Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato della Repubblica.

Il 26 settembre, ancora un dibattito alle 10,30 in Sala Estense a Ferrara sul tema del reato di tortura, mentre alle 18 in Piazza Municipale, ci sarà il 'Concerto per Federico', con ingresso ad offerta libera. Sul palco saliranno Thomas Cheval, Costa!, Gasparazzo, Giorgio Canali e Rossofuoco, Strike, 99 Posse e Punkreas.

Lino Aldrovandi, come ogni anno, ci sarà, insieme agli amici di Federico, alla madre Patrizia Moretti e al fratello Stefano. "La cosa più bella che mi sono sentito dire in questi anni dalle persone che parlavano con noi di Federico è stata: 'Tu e Patrizia - conclude Lino - ci avete fatto amare molto di più i nostri figli'".

Figli ai quali rimboccare le coperte, come Lino Aldrovandi fa virtualmente ogni sera, ormai da anni, con un post pubblicato sul suo profilo Facebook.

Una frase, un pensiero, a volte le strofe di una canzone, spesso accompagnati dai fotogrammi estratti da vecchi filmati Vhs. Ritratti sfocati di Federico bambino e sorridente, al quale il padre ogni sera dà così, a suo modo, la buonanotte.

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