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Caso Avastin-Lucentis, per Novartis assoluzione con formula

03 agosto 2020 | 15.18
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Tribunale di Roma ha stabilito l’insussistenza del reato di aggiotaggio

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Immagine di repertorio (Fotogramma) - FOTOGRAMMA

Novartis "accoglie con soddisfazione" il pronunciamento del Tribunale di Roma, che ha stabilito l’insussistenza del reato di aggiotaggio nel caso Lucentis*/Avastin*, che coinvolge la stessa Novartis e Roche, e ha assolto da questa accusa gli amministratori delegati delle due aziende in carica all’epoca dei fatti. "La sentenza - si legge in una nota del gruppo - rappresenta una svolta decisiva in una lunga e complessa vicenda giudiziaria, che trae origine da un provvedimento dell’Autorità italiana Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) su presunte pratiche anticoncorrenziali relative alla commercializzazione del farmaco oftalmico Lucentis di Novartis".

"Alla base del provvedimento - ricorda la nota - era l’ipotesi che Novartis e Roche avessero dato vita a un accordo per scoraggiare, nel trattamento di una grave patologia oftalmica come la maculopatia essudativa, l’utilizzo off-label del farmaco Avastin, considerato un’alternativa terapeutica valida e meno cara rispetto a Lucentis. Novartis ha sempre contestato la decisione dell’Agcm, giudicando infondato il presupposto che i due farmaci possano essere in concorrenza tra loro, dal momento che Lucentis è specificamente progettato, sviluppato e prodotto per l’uso oculare intravitreale, mentre Avastin è un farmaco oncologico che non è mai stato approvato per patologie oculari".

"Il provvedimento Antitrust, che risale al 2014, ha generato negli anni diversi procedimenti, tra i quali anche uno penale per il reato di aggiotaggio, cioè del ricorso a notizie false e tendenziose per ottenere aumenti di prezzo di un determinato prodotto. Ora il Tribunale di Roma ha accertato l’assoluta inconsistenza di questa accusa - prosegue il comunicato aziendale - e, nell’accogliere in pieno le tesi difensive di Novartis, riconosce che i due farmaci in questione non si pongono in concorrenza tra di loro, ma sono casomai alternativi poiché Avastin poteva essere impiegato solo nelle indicazioni oftalmiche non coperte da Lucentis".

"La sentenza ha inoltre accertato - riferisce Novartis - che nessuna delle due aziende ha mai fornito informazioni false o tendenziose sia agli operatori sanitari sia alle autorità regolatorie. In particolare, queste ultime sono sempre state poste nella condizione di esercitare il proprio ruolo in maniera pienamente informata e indipendente, per quanto concerne tanto la definizione del prezzo del farmaco quanto gli aspetti legati alla sicurezza dei pazienti. Infine, i contatti intercorsi tra le aziende nonché tra queste e le Autorità regolatorie sono sempre stati funzionali all’adempimento di specifici obblighi di legge. Emerge quindi con evidenza - conclude la nota - che l’azienda ha sempre agito nell’interesse dei pazienti, in particolare per quanto riguarda l’appropriatezza e la sicurezza dei trattamenti, requisiti che rappresentano, in oftalmologia come in ogni area terapeutica, una priorità assoluta per Novartis".

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