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Caso Cucchi, giudici: "Da medici omissione ma non si sarebbe salvato"

07 ottobre 2016 | 14.07
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"Appare logicamente poco probabile" che Stefano Cucchi si "sarebbe salvato se i sanitari avessero posto in essere la condotta omessa" ovvero la diagnosi e terapia della sindrome di inanizione. E' quanto si legge nelle motivazioni della sentenza di assoluzione per i 5 medici dell'ospedale Sandro Pertini di Roma che hanno avuto in cura Stefano Cucchi, il geometra romano di 31 anni fermato per droga il 15 ottobre 2009 e morto una settimana dopo all'ospedale Pertini.

"La sentenza della III Corte di assise di Roma deve essere riformata, dovendo gli imputati essere assolti dal reato di omicidio colposo ai danni di Stefano Cucchi - proseguono le motivazioni - perché il fatto non sussiste non essendo stato dimostrato che se i predetti avessero posto in essere la condotta omessa (diagnosi e terapia della sindrome di inanizione) allorquando la sintomatologia era indicativa della malattia (19 ottobre 2009) da cui il paziente era affetto, avrebbero potuto, alla stregua di un giudizio di elevata probabilità logica, salvare la vita del paziente o ridurre la lesività della malattia".

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