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Caso Genovese, Bernardini De Pace: "Nessuno è obbligato ad andare alle feste, chi va è consapevole"

15 dicembre 2020 | 20.22
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(Fotogramma)

"Dobbiamo smetterla di parlare di feste a casa, piuttosto che sulla terrazza sentimento, perché non erano feste, erano un covo di droga e di drogati. Erano tutti consapevoli che si sarebbero commessi determinati atti, per una durata di una o mezza giornata. Non c’erano freni o perimetri di alcun genere. Sono infatti rimasta allibita dalle dichiarazioni di una psicoterapeuta, la Andreoli, che peraltro non avevo mai sentito prima, e che ha detto, pressappoco, con un candore inquietante, che non si può richiedere responsabilità a persone che sono malate, perché i drogati in quanto tossicodipendenti sono malati". Lo ha detto l'avvocato Annamaria Bernardini De Pace in una intervista a Libero.

"Sono convinta che esista la responsabilità individuale - continua - che poi la si possa anche perdere per strada, magari proprio facendo uso di droga, ma che c’è stato un momento di scelta, un inizio. Nessuno è obbligato ad andare alle feste, nessuno è stato trascinato lì per forza. Tutto quel mondo di escort, ragazze immagine o che si auto dichiarano modelle, è assolutamente consapevole di ciò che circonda loro. Sapevano dove andavano, cosa avrebbero fatto e cosa avrebbero avuto in cambio. Per avere già detto questo più volte sono stata aggredita dai cattocomunisti, che non hanno fatto altrettanto con Natalia Aspesi, che ha espresso una settimana dopo di me il mio stesso pensiero".

"Lo stupro se c’è stato non è da mettere in conto, è una cosa schifosa e i colpevoli giustamente pagheranno e severamente. Quando ci sarà un contraddittorio, quando saranno esibite le prove, quando avremo visto una donna recalcitrante o meglio rifiutante e un uomo violento e incurante dei no di lei, parleremo di stupro. Anche se mi fa schifo pensare a uno stupratore - dice ancora l'avvocato - non posso rinunciare al rispetto della Costituzione considerando la presunzione di innocenza, fino all’effettivo accertamento della colpa. Lasci i processi e le condanne anzitempo agli opinionisti populisti che si eccitano a dire banalità".

Su Giletti (che ha intervistato alcune delle persone più vicine ai protagonisti della storia, una modella 21enne ospite delle feste e fatto ascoltare gli audio della vittima, ndr.) dice: "Impari a non interrompere, perché quelli che lui chiama devono poter esprimere il loro pensiero compiutamente. Ha fatto parlare a lungo una che voleva passare come una santa, che ha detto una serie di ovvietà e che comunque è una frequentatrice esperta di queste feste come lei stessa ha sottolineato. E io non sono d’accordo a far passare queste feste a base di droga e di sesso come normalità. È un messaggio diseducativo e immorale. Perché se è come dice quella psicoterapeuta, se sono tutti malati, allora è come entrare in un ospedale psichiatrico tutti i giorni e accendere la musica e fare sesso tra malati".

"Aspettiamo il processo e che decidano i giudici, non è una fiction ma una realtà terrificante, che merita le garanzie che ci sono in un processo. È fondamentale dire e sottolineare - conclude Bernardini De Pace - che non bisogna santificare le vittime solo perché appaiono tali, ma accertiamoci prima che lo siano veramente. E con ciò non sto difendendo il presunto stupratore Genovese. Chiediamoci anche: perché queste ragazze le stanno proteggendo quando le Olgettine sono state demonizzate? L’unica differenza sostanziale che noto è lo stupro, ma non si può ridurre tutto al problema gravissimo dello stupro senza conoscere il sistema di questo genere di “feste”, c’è molto altro che gira intorno. In ogni caso lo stupro e il sistema sono due cose completamente diverse. Anche in tribunale lo stupro avrà un suo perimetro di indagine, il sistema della droga, della prostituzione e del resto probabilmente ne avrà un altro".

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