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Caso Guerrina, padre Graziano contro 'Amore Criminale'

25 febbraio 2020 | 13.21
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L'avvocato: "Incaricato di promuovere un'azione legale, civile e penale, contro Rai Tre per i contenuti del programma televisivo"

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"Padre Graziano mi ha incaricato di promuovere un'azione legale, civile e penale, contro Rai Tre per i contenuti del programma televisivo 'Amore Criminale' andato in onda domenica 23 febbraio". Lo ha detto al "Corriere di Arezzo" l'avvocato Riziero Angeletti dopo aver fatto visita nel carcere romano di Rebibbia al prete condannato per l'omicidio della sua parrocchiana Guerrina Piscaglia con cui aveva intrattenuto un rapporto amoroso. Gratien Alabi, nonostante la condanna definitiva a 25 anni di reclusione, ha ribadito al suo legale la sua innocenza: "Non ho ucciso Guerrina Piscaglia. Io il primo maggio 2014 non la vidi".

Il sacerdote congolese, che la Chiesa non ha ridotto allo stato laicale, ha seguito in tv il programma condotto da Veronica Pivetti: il caso di Cà Raffaello, nel comune di Badia Tedalda, in provincia di Arezzo, trattato con voci e volti dei protagonisti e con sequenze della storia interpretate da attori. "Guerrina è stata rappresentata come una figura femminile provocante che avrebbe fatto cadere in tentazione padre Graziano, ma così non è, si tratta di un’interpretazione che nelle carte non esiste", ha commentato l'avvocato Angeletti, precisando che padre Alabi non ebbe una relazione sentimentale con Guerrina. "L'aggressione in canonica, poi, con il presunto strozzamento della Piscaglia, non è scritta nella sentenza e qualora si volesse rappresentare una situazione del genere, si dovrebbe anche dire che in canonica c’erano altri due religiosi", ha aggiunto l'avvocato Angeletti: nessuno vide o sentì nulla.

Benchè riconosciuto colpevole di omicidio e distruzione di cadavere, Alabi non si dà per vinto e lavora alla raccolta di elementi con cui l’avvocato Angeletti punta alla revisione del processo.

Al di là della mancanza del corpo della donna, mai trovato, la difesa è intenzionata a produrre una perizia inedita sui contatti telefonici ("non furono affatto 4.000 tra Gratien e Guerrina") e due nuovi testimoni che potrebbero riferire particolari importanti di quel primo maggio quando la Piscaglia sparì nel tragitto tra casa e canonica. Si tratta di un uomo di Cà Raffaello e di un sacerdote.

Velleità difensive? O grimaldelli capaci di riscrivere la storia processuale? Si vedrà presto. Nel frattempo, a un anno dal verdetto della Cassazione, il programma di Rai Tre ha sviscerato il femminicidio di Cà Raffaello: un prete anomalo, tra birre, donne e bugie, che sopprime la fragile parrocchiana innamorata di lui. Il dolore arrecato al figlio disabile e ai familiari, senza una tomba dove portare un fiore. E ha sottolineato l’ottimo lavoro degli inquirenti. Il maresciallo dei carabinieri Tommaso Surico ha tratteggiato il cammino delle indagini, partite tardi e in salita, con l’acquisizione di indizi probanti fino alla svolta. E ha svelato la frase che il prete gli disse il 20 febbraio 2019 quando lo arrestò in convento: “Tutto è compiuto”. Le parole di Gesù in Croce.

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