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Caso Regeni, inchiesta chiusa: quattro 007 egiziani verso processo

10 dicembre 2020 | 12.36
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La Procura di Roma ha chiuso le indagini sul caso dell’omicidio Giulio Regeni, il ricercatore friulano rapito, torturato e ucciso nel 2016 in Egitto. A due anni dall’iscrizione nel registro degli indagati degli 007 egiziani appartenenti alla National Security, avvenuta il 4 dicembre 2018, il procuratore capo Michele Prestipino e il sostituto Sergio Colaiocco, che in questi anni ha seguito l’inchiesta, hanno rispettato la deadline sulla chiusura dell’indagine contestando, a seconda delle posizioni, con il 415bis a quattro 007 oltre al reato di sequestro di persona pluriaggravato, concorso in omicidio aggravato e concorso in lesioni personali aggravate. Per un quinto agente è stata chiesta l’archiviazione.

Regeni, "seviziato per giorni fino a morte": cosa emerge nell’atto di conclusione delle indagini

A rischiare il processo sono il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi e Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif per il reato di sequestro di persona pluriaggravato, e nei confronti di quest’ultimo i pm ipotizzano anche il concorso in lesioni personali aggravate (essendo stato introdotto il reato di tortura solo nel luglio 2017) e il concorso in omicidio aggravato. Chiesta l’archiviazione invece per Mahmoud Najem poiché, come si spiega in una nota, non sono stati raccolti elementi sufficienti, allo stato, per sostenere l’accusa in giudizio.

La notifica è avvenuta, spiegano gli inquirenti, "con rito degli irreperibili" direttamente ai difensori di ufficio non essendo mai pervenuta l’elezione di domicilio degli indagati dal Cairo. Come previsto dal codice di procedura penale gli indagati e i loro difensori d’ufficio hanno ora venti giorni di tempo per presentare memorie, documenti ed eventualmente chiedere di essere ascoltati.

Regeni è stato privato della libertà per nove giorni rimanendo nelle mani dei suoi sequestratori, si legge nell’atto di conclusione delle indagini.

Tutto è partito, come scrivono i pm nel 415 bis, "a seguito della denuncia presentata, negli uffici della National security, da Said Mohamed Abdallah, rappresentante del sindacato indipendente dei venditori ambulanti del Cairo Ovest". I quattro indagati "dopo aver osservato e controllato direttamente ed indirettamente, dall’autunno 2015 alla sera del 25 gennaio 2016, Giulio Regeni abusando delle loro qualità di pubblici ufficiali egiziani, lo bloccavano all’interno della metropolitana del Cairo e - si legge nell’atto - dopo averlo condotto contro la sua volontà e al di fuori di ogni attività istituzionale, prima presso il commissariato di Dokki e successivamente presso un edificio a Lazougly, lo privavano della libertà personale per nove giorni".

"Ci sono altri 13 soggetti nel circuito degli indagati ma la mancata risposta ai nostri quesiti da parte delle autorità egiziane ci ha impedito di proseguire negli accertamenti", ha detto il pm di Roma Sergio Colaiocco sentito con il procuratore capo Michele Prestipino davanti alla commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di Giulio Regeni.

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