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Caso Ruby, il Csm: Bruti Liberati non motivò l’assegnazione del fascicolo a Boccassini

10 giugno 2014 | 16.37
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La settima commissione del Consiglio superiore della magistratura sottolinea come sia “avvenuta nella prima fase solo verbalmente’’ e poi “è stata successivamente confermata con provvedimento formale privo tuttavia di motivazione’’. Tali aspetti “devono essere vagliati”

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Edmondo Bruti Liberati - (Foto Adnkronos)

L’assegnazione del fascicolo sul caso Ruby a Ilda Boccassini da parte del procuratore capo Edmondo Bruti Liberati “è avvenuta nella prima fase solo verbalmente’’ e poi “è stata successivamente confermata con provvedimento formale privo tuttavia di motivazione’’. Lo sottolinea la settima commissione del Consiglio superiore della magistratura nella relazione approvata a maggioranza la scorsa settimana sul caso dello scontro alla procura di Milano.

La motivazione sarebbe stata opportuna “per scongiurare qualunque possibilità di rischio di esporre l’ufficio al pur semplice sospetto di una gestione personalistica di indagini delicate concernenti un esponente di spicco della politica nazionale’’, sottolinea la commissione con riferimento a Silvio Berlusconi.

Anche nel caso del ‘Ruby bis’ e del ‘Ruby ter’ sarebbe stato necessario un “formale coinvolgimento’’ dell’aggiunto Alfredo Robledo, coordinatore del dipartimento competente per i reati contro la pubblica amministrazione. La “prassi” sulla base della quale il fascicolo fu assegnato al pm Pietro Forno “non si pone in linea” con “i criteri organizzativi dell’ufficio’’. Dunque tali aspetti per la commissione “devono essere vagliati dagli organi consiliari e disciplinari’’. Nella delibera è stata infatti disposta la trasmissione degli atti al pg della Cassazione e al ministro della Giustizia, oltre che alla quinta commissione del Csm, responsabile per gli incarichi direttivi.

Dal punto di vista del processo, Niccolò Ghedini, indagato per corruzione in atti giudiziari nell’ambito del cosiddetto caso Ruby, difenderà Silvio Berlusconi anche nel processo d’Appello che inizierà a Milano il prossimo 20 giugno. L’ex premier dopo la condanna a sette anni in primo grado per concussione e prostituzione minorile, tornerà presto in aula. Stamattina Ghedini, la legge consente a un indagato di poter avere il ruolo di difensore, ha incontrato il pg Piero De Petris ed Enrico Tranfa il giudice che presiede la seconda corte d’appello per chiedere alcuni aggiornamenti sul calendario del processo.

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