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Savoini non risponde ai pm

15 luglio 2019 | 07.15
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Conte e Di Maio chiedono trasparenza sui presunti finanziamenti alla Lega. Salvini: "Non intendo più parlare di soldi che non ho visto, né ho chiesto". L'affondo di Di Battista

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(Ipa/Fotogramma)

Gianluca Savoini, ex portavoce di Matteo Salvini e fondatore dell’associazione Lombardia-Russia, indagato dalla procura di Milano per corruzione internazionale, si è avvalso della facoltà di non rispondere di fronte ai pm di Milano che indagano sull’inchiesta con al centro la Lega e il sospetto di finanziamenti da Mosca. Savoini è stato sentito negli uffici della Guardia di finanza in via Fabio Filzi. A interrogarlo i pm Sergio Spataro e Gaetano Ruta titolari dell'inchiesta, coordinata dal procuratore Fabio De Pasquale.

L'indagine, nata dopo un articolo dello scorso febbraio de L'Espresso, mette al centro l'incontro avvenuto il 18 ottobre del 2018 all'Hotel Metropol della capitale russa e l'audio, pubblicato dal sito statunitense BuzzFeed, in cui si sente una voce attribuita a Savoini, indagato per corruzione internazionale. Al centro dell'incontro d'affari, a cui prendono parte sei persone, ci sarebbe secondo la procura un'operazione sospetta di corruzione legata all'importazione in Italia di una grande quantità di petrolio che, nelle parole di chi starebbe trattando, in un anno dovrebbe far affluire 65 milioni di dollari nelle casse della Lega e permettere così al partito guidato da Salvini di affrontare la campagna elettorale delle ultime europee. Oltre a concentrarsi sui protagonisti dell'incontro coinvolti nel presunto affare, i pm si stanno focalizzando anche nel ricostruire l'ipotetico passaggio di soldi.

Il caso continua a scuotere l'esecutivo. "L'ho già detto: dobbiamo trasparenza ai cittadini. Quindi tutte le occasioni e tutte le sedi, in primis il Parlamento, sono le sedi giuste per onorare queste linee guida" è la posizione espressa dal premier Giuseppe Conte. A a chi gli domanda se Matteo Salvini debba riferire in Aula sulla vicenda, "perché no?" risponde secco. Quanto alle ricostruzioni stampa, che raccontano di un vicepremier che taccia Conte di slealtà per la nota di Palazzo Chigi sull'invito a Savoini a Villa Madama, "quest'accusa la respingo - replica Conte - non esiste, e so che Salvini non l'ha dichiarata, pensata, né detta, mi è stato assolutamente assicurato che è così. Anche perché questa cosa non sta né in cielo né in terra, quando è uscita la mia nota, Salvini è stato informato, anche tramite la sua portavoce"; un'"anticipazione che io ho sentito doverosamente di fare a lui visto che era una vicenda che lo coinvolgeva".

Insomma, da una parte Conte e Di Maio si sono appellati alla trasparenza per spingere l'alleato Salvini a spiegare in Parlamento il ruolo del Carroccio; dall'altra il leader leghista, che ha sempre negato il coinvolgimento di Savoini come referente su Mosca per il partito. E oggi, nella conferenza stampa al Viminale seguita all'incontro con le parti sociali, il leader della Lega è stato netto: "Non intendo più parlare di soldi che non ho visto, né ho chiesto. Se ci fosse qualcosa da chiarire sarei il primo a farlo, ma non commento le non-notizie". "Mi occupo di vita reale - ha aggiunto - noi non abbiamo preso un rublo". Poi, in serata, a un comizio a Soncino (Cremona) ha rincarato: "Sto portando tutta la pazienza del mondo. Va bene che mi attaccano i giornali, la sinistra ma essere attaccato da quelli che governano con te è un po' più strano... la mia pazienza non è infinita e tutti devono mantenere la parola data".

Domenica Di Maio è intervenuto su Facebook per tirare le somme di quanto è avvenuto negli ultimi giorni: senza mai nominare Salvini, il ministro ha spiegato a chiare lettere "qual è l'Abc del fare politica per il MoVimento 5 Stelle" e cosa un esponente di governo dovrebbe fare in casi particolari: "Quando il Parlamento chiama - ha scritto - il politico risponde, perché il Parlamento è sovrano e lo dice la nostra Costituzione". E ancora: "Quando si ha la certezza di essere strumentalizzati, l’aula diventa anche un’occasione per dire la propria, difendersi e rispondere per le rime alle accuse, se considerate ingiuste" e, soprattutto, "se ci sono sospetti su finanziamenti ai partiti, si fa una commissione di inchiesta per tutti i partiti".

A quanto si apprende da fonti pentastellate, "il M5S ha pronta la proposta di legge per istituire la commissione di inchiesta sui finanziamenti a tutti i partiti che, secondo quanto previsto dal contratto, sarà sottoposta dal nostro capogruppo alla Camera alla firma del capogruppo della Lega". E Riccardo Molinari dice all'Adnkronos: "Domani valuterò il testo per la commissione sul finanziamento ai partiti. Mi ha appena chiamato il capogruppo dei 5 Stelle Francesco D'Uva e abbiamo preso un appuntamento per domani. Valuteremo il testo e vedrò se firmarlo".

Sul fronte dem, Nicola Zingaretti ha sollecitato i presidenti di Camera e Senato "a un incontro urgente per garantire che nelle sedi parlamentari ci sia immediatamente la possibilità di ascoltare il governo su quanto sta accadendo" sul Russiagate. Dal presidente Roberto Fico al Nazareno attendono una risposta, mentre con la presidente Elisabetta Casellati l'incontro è già stato fissato per domani attorno alle 19. Quello che il segretario dem andrà a dire alla presidente del Senato, spiegano fonti Pd, è la necessità che il premier Conte riferisca in aula. Non sulla vicenda dei presunti fondi russi alla Lega. Ma sulla tradizionale collocazione internazionale dell'Italia che, da quanto emerge dall'inchiesta Russiagate, potrebbe essere compromessa. "Oltre che con l’Europa vogliamo rompere con la Nato?", è la domanda del Pd al presidente del Consiglio. Una richiesta del genere, ovviamente, deve passare da un voto in capigruppo e senza l'ok dei 5 Stelle non ha possibilità di essere approvata. "Noi facciamo l'opposizione e come opposizione ci muoviamo. Poi in capigruppo ognuno si assumerà le proprie responsabilità", dicono dal Nazareno. I dem continuano inoltre a insistere nella richiesta che anche Salvini si presenti a chiarire in Parlamento.

Zoccatelli (Veneto-Russia): "Tra Salvini e Savoini rapporto stretto"

Intanto, parlando con all'AdnKronos, Alexey Komov, presidente onorario dell'associazione Lombardia-Russia di Savoini, sul caso dei presunti fondi alla Lega e della riunione all'hotel Metropol, dice: "Non so niente di quella riunione a Mosca. Non ho nessun collegamento con gli oligarchi russi, lavoro nell'ambito dell'educazione". "Conosco Savoini, mi propose di essere presidente onorario dell'associazione Lombardia-Russia, e gli ho detto 'perché no?'. E' un'associazione che vuole sviluppare relazioni culturali ed economiche" spiega Komov, sottolineando di non aver alcun ruolo operativo nell'associazione: "Concretamente non faccio nulla". "Io sono un attivista pro-famiglia, sono per i valori cristiani - prosegue Komov - Sono intervenuto in varie conferenze anche in Italia e penso che sia molto importante difendere i valori della famiglia naturale per il futuro dell'Italia, della Russia e di tutto il mondo". Quindi, "sono d'accordo con la posizione della Lega in tema dei valori tradizionali e cristiani".

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