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Caso Yara, Bossetti cercava '13enni' sul web. Il legale: "Niente materiale pedoporno"

23 agosto 2014 | 09.06
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L'avvocato, del 44enne in carcere con l'accusa di aver ucciso la giovane di Brembate, all'Adnkronos: "Nessun accesso a siti pedopornografici". Secondo quanto riporta 'Repubblica' dalle prime analisi sulla memoria sarebbero emerse ricerche dal computer con parole chiave come "tredicenne" "seguite da caratteristiche e dettagli porno". Il criminologo: "Bossetti sarà scagionato, il Dna non basta"

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"Non ci sono accessi a siti pedopornografici". E' una smentita secca quella che Claudio Salvagni, avvocato di Massimo Giuseppe Bossetti, affida all'Adnkronos. Una replica al quotidiano 'La Repubblica' che stamane sostiene come i primi accertamenti sui computer sequestrati a casa del 44enne, dietro le sbarre con l'accusa di aver ucciso Yara Gambirasio, stiano forse svelando il movente del delitto della giovane di Brembate.

Dalle memorie analizzate emergerebbe come su un motore di ricerca sia stata digitata più volte, l'ultima lo scorso maggio, "la parola 'tredicenni', seguita da caratteristiche e dettagli porno", si legge nell'articolo e come siano state "scaricate immagini dal contenuto pedopornografico". Dai computer, ma "la perizia non è finita, trapela che gli accessi siano per ora cinque e non tutti databili, emerge un interesse sessuale per le tredicenni". Concetti respinti dal legale di Bossetti che rimarca l'innocenza del suo assistito in manette dal 16 giugno scorso.

E l'altro avvocato della difesa Silvia Gazzetti fa sapere che dal computer sequestrato a casa di Bossetti qualcuno ha cercato su un motore di ricerca la parola 'tredicenni'. Un "particolare d'effetto" se si ricorda che la vittima aveva 13 anni o "solo una casualità" visto che uno dei figli di Bossetti ha quell'età.

Dal computer, secondo alcune fonti vicine all'indagine, sarebbe stata eseguita una "ricerca finalizzata alla visualizzazione di materiale pedopornografico, unendo la parola tredicenne e sesso, ad esempio". Dagli accertamenti ancora in corso da parte del Ris emergerebbero dei collegamenti su siti pornografici, ma sul quel pc non sarebbero stati scaricati video o foto pedornografici.

Le aule di giustizia insegnano che la prudenza, in ogni caso prudenza, è d'obbligo: Alberto Stasi, imputato per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi, sa che le accuse di aver visto o scaricato materiale pedopornografico possono dimostrarsi infondate. Gli inquirenti sono cauti anche per altre due ragioni: quello di Bossetti è un computer accessibile a tutta la famiglia e il pc "non è un prodotto di fabbrica, ma una macchina assemblata, con componenti hardware che in passato hanno avuto altri proprietari".

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