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Cassa integrazione: come funziona e a chi spetta, importi

20 agosto 2021 | 12.22
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Le risposte alle domande più comuni sulla Cig

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Durante l’emergenza epidemiologica da Covid-19, milioni di lavoratori sono stati messi in cassa integrazione a causa dell’impossibilità delle imprese di continuare a lavorare con i ritmi precedenti alla crisi.

Sono molti i dubbi e le domande che si pone un dipendente in questi casi. In particolare, il lavoratore vuole sapere come cambierà il suo stipendio durante la cassa integrazione (Cig) e quanto si prende in questo periodo. Le modifiche della retribuzione durante la fruizione dell’ammortizzatore sociale, spiega laleggepertutti.it, dipendono da molti fattori e, in particolare, dalla percentuale di riduzione dell’orario di lavoro e dall’incidenza del massimale mensile Cig che dipende, a sua volta, dallo stipendio lordo spettante al lavoratore.

Cos'è la cassa integrazione

La cassa integrazione guadagni è un ammortizzatore sociale introdotto per attenuare gli effetti sociali delle crisi d’impresa. Quando un’azienda è in difficoltà potrebbe, infatti, decidere di riproporzionare l’organico alle ridotte esigenze di lavoro, procedendo ai licenziamenti. Per evitare il costo sociale di questa scelta, lo Stato consente ai datori di lavoro, quando la difficoltà è temporanea, di chiedere l’accesso alla cassa integrazione guadagni (Cig).

Ma come funziona la Cig? Il meccanismo è semplice. Il datore di lavoro sospende o riduce l’orario lavorativo dei dipendenti, i quali riceveranno dall’Inps una somma di denaro ad integrazione del salario perso a causa della sospensione/riduzione delle ore di lavoro. In questo modo, il datore di lavoro risparmia sul costo del personale perché pagherà ai dipendenti solo le ore di lavoro effettivamente prestate e ai lavoratori verrà salvato gran parte dello stipendio perso grazie all’intervento dello Stato.

Quanto spetta al lavoratore?

Quando riceve la comunicazione che lo informa che verrà messo in Cig, il lavoratore si chiede, innanzitutto, quanto perderà rispetto al suo stipendio normale. Per rispondere a questa domanda occorre verificare, caso per caso, le modalità di utilizzo della cassa integrazione.

Durante la Cig, il dipendente ha diritto a ricevere: la normale retribuzione oraria prevista dal contratto, a carico del datore di lavoro, per le ore di lavoro effettivamente prestate; un trattamento di integrazione salariale, a carico dell’Inps, pari all’80% della retribuzione persa durante le ore di servizio non lavorate a causa della sospensione/riduzione dell’orario lavorativo.

Ne consegue che la perdita di stipendio è minima se l’orario di lavoro viene ridotto di poco, mentre è maggiore se il dipendente viene sospeso a zero ore. Inoltre, occorre considerare che esiste un massimale Cig mensile che varia a seconda del reddito lordo del lavoratore. Nel 2021, i valori del massimale sono i seguenti: euro 939,89 se il lavoratore ha una retribuzione mensile lorda sino a euro 2.159,48; euro 1.129,66 se il lavoratore ha una retribuzione mensile lorda oltre euro 2.159,48.

A causa del massimale possiamo affermare che i lavoratori con redditi più alti sono maggiormente penalizzati dalla Cig.

Chi paga la cassa integrazione?

La legge prevede, come regola generale, che la Cig viene anticipata dal datore di lavoro al lavoratore direttamente in busta paga, alle normali scadenze dello stipendio (il giorno 27 del mese oppure i primi cinque giorni del mese, a seconda della prassi aziendale). Successivamente, le somme anticipate vengono recuperate dall’impresa nei confronti dell’Inps, tramite il conguaglio con i contributi previdenziali dovuti all’Istituto.

Tuttavia, quando l’azienda ha seri problemi di liquidità che possono essere documentati può chiedere all’Inps di liquidare direttamente la Cig ai lavoratori, senza procedere all’anticipo.

Come scegliere i lavoratori?

Un’altra domanda che, spesso, si pone il lavoratore che messo in Cig riguarda il criterio seguito dall’azienda nella scelta dei dipendenti da coinvolgere nell’ammortizzatore sociale. Per le ragioni che abbiamo detto, infatti, essere messi in Cig, soprattutto se a zero ore, determina un danno economico e una perdita di stipendio.

L’impresa deve seguire, nella scelta dei lavoratori da collocare in Cig, criteri di correttezza e buona fede. In particolare, l’applicazione della sospensione/riduzione dell’orario di lavoro deve essere dettata da esigenze tecniche e organizzative e oggettive. Se, ad esempio, la crisi ha colpito soprattutto un reparto produttivo aziendale è coerente che la Cig venga applicata in modo maggiore ai lavoratori di quel settore e non ad altri.

Se il lavoratore è in grado di dimostrare che il suo collocamento in Cig è illegittimo, in quanto contrario ai predetti criteri, può ottenere il risarcimento del danno, parametrato al salario perso a causa del coinvolgimento nello strumento di integrazione salariale.

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