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Cassazione: omicidio Di Rosa, negato dopo quasi 40 anni vitalizio vittime terrorismo

04 luglio 2014 | 17.38
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Nel 1976 al comizio del Movimento Sociale a Sezze Romano ci fu anche un ferito grave, non fu atto terroristico

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Luigi Di Rosa

La Cassazione, a distanza di quasi quarant'anni dai fatti, ha negato il vitalizio che spetta alle vittime di terrorismo a Salvatore Spirito che il 28 settembre del 1976 a Sezze Romano, in occasione di un comizio elettorale tenuto da Sandro Saccucci (nei suoi confronti la Cassazione annullò la condanna per i reati di omicidio e tentato omicidio) del Movimento Sociale, venne ferito e ridotto in stato di invalidità permanente in seguito ad una serie di colpi esplosi durante il comizio, che portarono alla morte del militante comunista Luigi Di Rosa.

La Suprema Corte, intervenendo su questa vicenda lontana nel tempo, ha stabilito che quei colpi esplosi nel comizio del Movimento Sociale non rappresentarono un "atto terroristico" e che, dunque, l'uomo che rimase ferito gravemente non ha diritto al vitalizio per le vittime di terrorismo. In particolare, piazza Cavour, allineandosi alla decisione del Tribunale di Latina (ottobre 2006), ha evidenziato che "l'elemento che appare assente nella vicenda in esame è la riconducibilità dell'episodio di violenza ad un programma criminoso che prevedesse il ricorso sistematico all'uso della forza, non risultando nella sentenza impugnata che la spedizione punitiva rispondesse ad un preciso progetto di azione volto al conseguimento di finalità che trascendevano la vicenda in questione".

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