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Censimento dell'industria dei videogiochi nel Regno Unito, i dati sui lavoratori del settore

12 marzo 2022 | 15.42
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La ricerca è stata condotta su 3600 lavoratori dall'Università di Sheffield

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L'associazione di categoria dei videogiochi nel Regno Unito, Ukie, ha pubblicato i risultati del secondo censimento dell'industria videoludica in UK, offrendo una panoramica sulle abitudine dei professionisti dell'industria anglosassoni. Il censimento è stato condotto dall'Università di Sheffield e ha preso come campione 3600 lavoratori diversi per genere, etnia, e identità di genere. Sono state esplorate anche nuove aree di indagine come gli effetti della pandemia sulle pratiche di lavoro nell'industria dei videogiochi e i comportamenti sul posto di lavoro per una comprensione più approfondita del settore. Prima della pandemia, il 66 per cento dei lavoratori nei videogiochi lavorava in ufficio, il 9 per cento da casa e il 7 per cento con un sistema ibrido. Dall'autunno del 2021, l'80 per cento lavora da casa, l'8 per cento solo in ufficio e l'11 per cento in entrambi i luoghi. Solo il 10 per cento degli intervistati preferirebbe tornare in ufficio in futuro, con il 52 per cento che preferirebbe una soluzione ibrida e il 38 per cento che vorrebbe continuare a lavorare da casa full time.

L'87 per cento degli intervistati è orgoglioso e soddisfatto di lavorare nell'industria dei videogiochi, e l'85 per cento lo è in particolare modo di quella UK. Solo il 66 per cento, però, dichiara che l'industria in sé sia l'ideale per lavorare. Il 67 per cento della forza lavoro è composta da uomini, le donne sono il 30 per cento e il 3 per cento è non binario. Il 24 per cento della forza lavoro si dichiara non eterosessuale, un tre per cento in più rispetto a due anni fa. Il 61 per cento degli intervistati è sotto i 35 anni di età. Il 66 per cento della forza lavoro è di etnia caucasica britannica, 24 per cento di etnia caucasica, il 5 per cento è nero, il 2 per cento asiatico, 2 per cento misto e un ulteriore 2 per cento ricade in altre categorie. Per quanto concerne la salute mentale, il 38 per cento degli intervistati ha dichiarato di aver sofferto di ansia, depressione o entrambe, un aumento considerevole rispetto al 31 per cento di due anni fa. Il 18 per cento soffre di disturbi del neurosviluppo, come autismo o condizioni che affliggono la soglia d'attenzione.

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