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Censis: l'austerity ha stancato, gli italiani ritrovano vigore. Milano batte Roma

28 aprile 2014 | 17.13
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Dopo anni di annunci catastrofisti su economia, occupazione e disagio sociale, l'opinione pubblica italiana sembra ritrovare vigore per lasciarsi alle spalle le politiche di austerity. E' quanto emerge da un'analisi condotta dal Censis che ricorda, fra l'altro, come nel 2013, l'anno peggiore della crisi, sono comunque nate 1.053 imprese al giorno a fronte di 1.018 che hanno chiuso. Di start-up innovative se ne contano circa 2mila: ne sono nate quattro al giorno.

Le province con una maggiore capacità di creare nuove imprese e nuova occupazione negli ultimi cinque anni sono Prato e Monza e Brianza. Nei primi venti posti della classifica territoriale del vigore ci sono nove province del Centro (Prato, Livorno, nonostante la recente crisi dell'acciaieria di Piombino, Pisa, Firenze, Terni, Lucca, Arezzo, Viterbo, Ancona), sette del Nord-Est (Trento, Bolzano, Pordenone, Gorizia, Belluno, Padova, Trieste), tre del Nord-Ovest (Monza e Brianza, La Spezia, Milano), ma solo una del Sud (Pescara).

Lo studio conferma la maggiore vitalità, agli occhi del 69% degli italiani, di Milano che, grazie anche all'effetto Expo 2015, sorpassa nettamente Torino (22%) e Roma (14%). A livello globale, sono gli Stati Uniti il Paese considerato più vigoroso e pieno di energia: lo indica il 44% degli italiani e, in particolare, il 54% dei giovani di 18-29 anni. Seguono Giappone (27,5%), Cina (23%), Australia (21%), Regno Unito (13%) e Germania (13%).

Protagoniste di questa nuova fase sono quelle che il Censis chiama 'le donne acrobate multitasking'. Quasi un quarto delle imprese italiane ha alla guida una donna, con un aumento di oltre 10mila unità in due anni. E crescono, più in generale, le responsabilità femminili nella gerarchia dei posti di comando. Oggi in Italia 6,2 milioni di occupati riferiscono a un capo donna (e, di questi, 3,2 milioni sono uomini). Il 67% dei lavoratori maschi con un capo donna ritiene che non ci siano differenze attribuibili al genere, e il 15% di loro pensa che la donna capo sia meglio.

Si conferma poi il ruolo economico degli immigrati. Il Censis ricorda che sono quasi 380mila gli imprenditori nati all'estero presenti in Italia: +16,5% rispetto al 2009. Sul fronte opposto 3,7 milioni di italiani con meno di 35 anni hanno fatto esperienze - anche brevi - all'estero e il 26,5% di loro è convinto che il trasferimento all'estero dovrebbe essere definitivo, mentre il 61% ritiene invece che è opportuno trasferirsi per un breve periodo. Gli Stati Uniti (per il 48%), la Germania (41%), l'Australia (40%) e il Regno Unito (39%) sono i Paesi che i giovani indicano come mete più ambite. I Brics tirano poco: la Cina è citata dal 12% dei giovani italiani, il Brasile dal 6%, l'India dal 4%.

La crisi sembra avere comunque lasciato una impronta di sobrietà nel comportamento degli italiani, che però se potessero contare su un aumento stabile del proprio reddito aumenterebbero i propri consumi (38%) mentre il 33% risparmierebbe per affrontare spese future impreviste. Il 32,5% investirebbe per coprire bisogni sociali in previdenza, sanità, formazione mentre il 30% si toglierebbe uno sfizio, come fare un viaggio. Il nostro Paese, resta, comunque, alla fine - o quasi - di questa crisi come un posto di cui andare fieri: l'orgoglio di essere italiani, osserva il Censis, è espresso dal 94,5% dei cittadini, sia per ragioni artistico-culturali che per le qualità della nostra società (creatività, socievolezza, ecc.), ma anche per il nostro patrimonio enogastronomico.

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