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Imprese: Cerved, nel II trimestre oltre 4mila fallimenti

23 settembre 2014 | 14.41
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Un incremento del 14,3% rispetto allo stesso periodo del 2013.

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Nuova impennata dei fallimenti: tra aprile e giugno, più di 4mila imprese hanno aperto una procedura fallimentare, segnando così un incremento del 14,3% rispetto allo stesso periodo del 2013. E' quanto emerge dai dati trimestrali diffusi dal Cerved, che evidenziano come la crescita a doppia cifra porta i default oltre quota 8mila se si considera l'intero semestre, +10,5% rispetto al livello già elevato dell'anno precedente e record assoluto dall'inizio della serie storica risalente al 2001.

"Stiamo vivendo una fase molto delicata per il sistema delle Pmi italiane: la nuova recessione -commenta Gianandrea De Bernardis, amministratore delegato di Cerved- sta spingendo fuori dal mercato anche imprese che avevano superato con successo la prima fase della crisi e che stanno pagando il conto al credit crunch e di una domanda da troppo tempo stagnante". L'incremento più sostenuto si osserva tra le società di capitale, la forma giuridica in cui si concentrano i tre quarti dei casi, che superano nel primo semestre quota 6mila. Minore invece l'incremento del fenomeno tra le società di persone (+5,9%) e tra le altre forme (+1,8%).

L'analisi condotta da Cerved mostra come i fallimenti riguardano indistintamente tutta la Penisola. "I tassi di crescita -prosegue De Bernardis- sono ovunque a doppia cifra ad eccezione del Nord-Est, in cui si registra un incremento del 5,5%, il livello più basso di tutto il territorio. In crescita del 14% rispetto al primo semestre 2013 i fallimenti nel Mezzogiorno e nelle Isole, del 10,7% nel Nord-Ovest e del 10,4% nel Centro".

A livello settoriale, la maglia nera spetta ai servizi che contano un aumento del 15,7%, in netta accelerazione rispetto al primo semestre del 2013. Continuano, anche se con dei ritmi più lenti, le procedure nelle costruzioni e nella manifattura: i fallimenti di imprese edili crescono nei primi sei mesi del 2014 dell'8,2% (+12,8% nel 2013), mentre per le imprese manifatturiere l'aumento è del 4,5% (+10,5% nel primo semestre dello scorso anno).

Tra aprile e giugno le domande di concordato in bianco sono state 665, il 52,2% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. "Questo dimezzamento -osserva De Bernardis- è l'effetto dei correttivi legislativi introdotti nel settembre del 2013 e, in particolare, della possibilità per i tribunali di nominare un commissario giudiziale che monitori la condotta del debitore. Ne è seguita una netta diminuzione dei concordati comprensivi di piano, che nei primi sei mesi del 2014 si sono ridotti del 12,3% rispetto alla prima metà del 2013".

Il minore utilizzo di questo strumento si riflette anche nelle altre procedure non fallimentari, che nei primi sei mesi dell'anno hanno registrato quota 1,4mila procedure, il 12% in meno del primo semestre 2013. Questo calo, secondo il Cerved, non coinvolge tutti i settori dell'economia: continua infatti, l'aumento delle procedure nelle costruzioni, +4,4% rispetto allo stesso periodo del 2013. Diminuisce invece con tassi a doppia cifra il numero di procedure non fallimentari sia nell'industria (-22,1%), sia nei servizi (-12%) in cui tuttavia si osserva il maggior numero di procedure aperte nel semestre, più di 700.

Dal punto di vista geografico, la riduzione riguarda tutte le aree del Paese: nel primo semestre diminuiscono le procedure nel Mezzogiorno e nelle Isole (-15,7% rispetto ai primi sei mesi del 2013), area dove se ne osserva il minore numero, e nel Nord-Est (-20%); meno accentuato il calo nel Nord-Ovest (-8,6%) e nel Centro (-4,3%).

Nel primo semestre hanno deciso volontariamente di chiudere la propria attività 32,5 mila imprenditori, in calo del 10,3% rispetto allo stesso periodo del 2013. È un'inversione di tendenza dopo un lungo periodo di aumento del fenomeno, di cui si erano avvertiti i primi segnali già nel primo trimestre dell'anno. Il calo delle liquidazioni riguarda tutte le tipologie di società, tutti i settori economici e tutte le aree geografiche. La riduzione risulta particolarmente marcata nell'industria (-18,8%) e nel Centro (-22,4%).

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