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Cgil: da Sulcis a Val Basento, in piazza lavoratori di 'vertenze dimenticate'

24 ottobre 2014 | 16.43
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Domani in piazza San Giovanni a Roma.

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Producevano acqua minerale e divani, pvc e ceramica. Ma anche ossido di alluminio e batterie, prefabbricati e carburanti. Nel Sulcis in Sardegna, come nella Val Basento in Basilicata, e in tanti altri territori della 'provincia' italiana. E adesso, a decine di migliaia, sono in cassa integrazione, mobilità o disoccupati. Sono i lavoratori italiani vittime di 'vertenze dimenticate' su e giù per il Paese, e che domani si ritroveranno in piazza San Giovanni con la Cgil a manifestare contro il 'Jobs Act' e le politiche del governo.

Politiche che non vanno proprio giù alla Cgil Sardegna che conta di portare a Roma 2.000 persone. "Oggi in Sardegna -spiega a Labitalia- abbiamo tra le 25mila e le 30mila persone percettori di ammortizzatori sociali in deroga. Hanno avuto da poco il saldo per il 2013, e del 2014 non hanno ancora visto un euro. Inoltre abbiamo 80mila posti di lavoro persi per le crisi che si vanno a sommare ai 180mila disoccupati pre-crisi".

Dal Medio Campidanio ad Olbia per arrivare al Sulcis la Sardegna conta "territori con vertenze di cui non si parla più -attacca Carrus- ma che toccano migliaia e migliaia di famiglie. Come l'area del Sulcis con la vertenza, ormai dimenticata ai più, dell'Eurallumina, fabbrica che produce l'aossido di alluminio, che serve poi proprio alla produzione dell'alluminio. La fabbrica è bloccata da ormai 5 anni, e l'accordo di programma è ancora in alto mare".

Senza dimenticare "l'Alcoa dove siamo tutti con il fiato sospeso per l'acquisizione del sito da parte di un'altra concorrente. Speriamo che l'azienda non si metta di traverso sull'acquisizione e il governo nazionale e regionale spingano per la soluzione, e per salvare una produzione che è fondamentale per la manifattura del nostro Paese. E poi c'è la chimica con la vicenda della Vynils, ribattezzata 'l'isola dei cassintegrati', che non è per nulla risolta".

Un territorio, quello sardo, spiega Carrus, che potrebbe risolvere i suoi tanti problemi industriali "con l'energia termica a basso costo, e cioè il metano, ma la Sardegna è l'unica Regione a non averlo. Sarebbe una svolta per la produzione di ceramica ad Olbia e nel Medio Campidano, ma anche per quella di sughero e di tanti altri prodotti. Per questo noi domani saremo in piazza, pronti a 'cantargliele' -chiude Carrus- al governo".

Dalla Sardegna alla Basilicata, i numeri e i drammi della crisi non cambiano. "Noi abbiamo sul territorio -racconta a Labitalia Alessandro Genovesi, segretario generale della Cgil Basilicata- tante e tante vertenze che ai più dicono poco ma che per noi rappresentano migliaia di posti di lavoro persi e a rischio. Come l'ex area industriale di Tito alle porte di Potenza che contava circa duemila posti di lavoro con aziende che producevano batterie, prefabbricati e altri prodotti. E poi stiamo affrontando la 'desertificazione' della chimica nella Val Basento, con la chiusura di decine di aziende che operavano nel settore dei carburanti".

Senza dimenticare "i problemi che stanno affrontando -sottolinea Genovesi- le aziende dell'indotto Fiat a Melfi. Ma ad essere in crisi è tutto il settore delle acque minerale. Nella nostra regione abbiamo aziende come Gaudianello e Norba, si produce il 30% dell'acqua minerale del Paese, ma non si è mai sviluppato un indotto e questo adesso pesa perché, per esempio, le bottiglie di pet e tutto l'imballaggio arrivano dal Nord con i costi per le aziende che questo può comportare".

La strada da seguire, sottolinea Genovesi, per una ripresa produttiva della Regione, passa per investimenti in infrastrutture, politiche industriali ed energia.

"Noi oggi abbiamo 3.000 persone -sottolinea Genovesi- che dal 1° settembre, dopo il decreto Poletti, hanno perso anche l'indennità di mobilità e oggi non hanno alcun sostegno, in una regione che è la più povera d'Italia. Le aziende ci chiedono di aiutarle per le infrastrutture e per l'energia, serve un progetto industriale per una regione che ha tante potenzialità. E' questo che verremo a dire domani -conclude Genovesi- con oltre 2.700 persone che rappresentano un numero considerevole per una piccola regione come la Basilicata".

E dalla punta dello Stivale, dalla Sicilia, la Cgil conta di portare nel centro di Roma 5mila persone con treni e pullman. "E' una risposta straordinaria quella che stanno dando i siciliani -spiega a Labitalia il segretario generale del sindacato Michele Pagliaro- non siamo riusciti neanche a esaudire tutte le richieste di partecipazione per motivi logistici. Porteremo a Roma le richieste di una regione che è stata travolta dalla crisi con 200mila posti di lavoro persi dal 2008 ad oggi, il 40% del mondo produttivo regionale cancellato e le piccole e medie imprese polverizzate".

Le vertenze più importanti per i siciliani oggi si chiamano Fiat Termini Imerese ed Eni a Gela ma sono tante altre le realtà produttive a rischio da Palermo a Catania. "Su Termini Imerese -spiega Pagliaro- tutto è ancora è avvolto nel mistero e su Eni avremo una risposta su quelli che sono i nuovi obiettivi dell'azienda a Gela solo nel prossimo incontro il 6 novembre. Per noi sono le due vertenze più rilevanti, ma ce ne sono tante altre che non sono meno importanti. A cominciare da quella riguarda tutto il settore dell'elettronica a Catania, dove c'è la St Micron ma tante altre aziende per un totale di duemila posti di lavoro".

Ma la 'desertificazione' delle attività produttive riguarda, attacca Pagliaro, tutte le province. "Le Asi, le aree di sviluppo industriale sono ridotti a dei 'cimiteri', gli opifici sono tutti chiusi, la situazione è ormai diventata insostenibile".

E il sindacato chiede risposte. "Il nostro territorio -conclude Pagliaro- ha bisogno di interventi sulle infrastrutture materiali e immateriali, e di un piano di sviluppo, per questo saremo in piazza domani".

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