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Francia: è scontro su premio Pen a Charlie Hebdo, Rushdie contro contestatari

27 aprile 2015 | 19.54
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Sei scrittori fra cui l'autore del 'paziente inglese' e quello di 'città aperte' boicottano la cerimonia in cui verrà consegnato il premio per il coraggio nella libertà di espressione. Ma Rushdie li accusa di essere solo 'sei autori in cerca di personalità'

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Salman Rushdie

E' diventato un caso la decisione del Pen American Center di conferire al settimanale satirico francese Charlie Hebdo il premio per il coraggio nella libertà di espressione, una onorificenza che ritirerà Jean-Baptiste Thoret, scampato alla strage solo perchè in ritardo alla riunione di redazione, il prossimo cinque maggio al gala annuale dell'organizzazione a New York. I sei scrittori Peter Carey, Francine Prose, Teju Cole, Rachel Kushner e Taiye Selasi, Michael Ondaatje, hanno anticipato che non parteciperanno alla serata in segno di protesta, una scelta che Salman Rushdie, che negli anni Novanta è stato costretto a nascondersi per anni dopo la fatwa pronunciata contro di lui per i Versetti satanici, ha criticato con forza.

"Il premio sarà consegnato. Pen rimane fermo. Sono solo sei pappamolle. Sei autori in cerca di personalità", ha scritto in un tweet. "Se Pen, che è una organizzazione schierata per la libertà di espressione, non potesse difendere e celebrare chi è stato ucciso per aver disegnato delle vignette, l'organizzazione non varrebbe il suo nome", ha affermato Rushdie.

Peter Carey, due volte vincitore del Booker prize, ha denunciato che con la decisione di assegnare a Charlie Hebdo il premio il Pen va oltre il suo ruolo tradizionale di difesa della libertà di espressione contro la censura dei governi. "E' stato commesso un crimine orrendo, ma era una questione di libertà, una questione in cui si deve immischiare Pen America?", si è chiesto in una intervista al New York Times denunciando "l'arroganza culturale della Francia che non rispetta i suoi doversi morali nei confronti di gran parte della sua gente". In un post sul blog, il Pen difende la rivista francese, nella cui redazione, 12 persone, è stata sterminata in un attacco jihadista lo scorso sette gennaio, sottolineando che non intendeva "ostracizzare o insultare i musulmani, quanto invece respingere con forza il tentativo di una piccola minoranza di estremisti di limitare la libertà di espressione".

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