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Chi è Charles Manson, il mostro di Beverly Hills

16 novembre 2017 | 13.16
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Charles Manson in un'immagine del 2014 (Credits: California Department of Corrections and Rehabilitation)

E' uno degli assassini più famosi degli Stati Uniti, numero di matricola B33920 nel carcere californiano di Corcoran, regista di due dei più efferati delitti che si ricordino e protagonista di uno dei più lunghi e costosi processi della storia criminale statunitense. Charles Manson, l'ex leader della 'Family', la setta che negli anni '60 compì una serie di sanguinosi omicidi, è ricoverato in fin di vita in un ospedale a Bakersfield, in California. L'83enne 'mostro di Beverly Hills', barba grigia e una svastica tatuata sulla fronte, nel 1969 fu il mandante sia dell'omicidio dell'attrice Sharon Tate, moglie di Roman Polaski, e di quattro suoi amici, sia dell'imprenditore Leno Labianca e di sua moglie.

Aveva 36 anni quando, il 29 marzo del 1971, venne condannato a morte per quella che è passata alla storia come la strage di Bel Air. Una condanna che dopo l'abolizione della pena di morte venne commutata in ergastolo. La notte del 9 agosto 1969 quattro suoi seguaci, armati di pistole, un revolver e una corda di nylon lunga 13 metri, entrarono nella villa di Cielo Drive, un ricco quartiere di Los Angeles, e uccisero brutalmente Tate, che era incinta di otto mesi, e alcuni amici della coppia. Polanski non era presente, si trovava a Londra per motivi di lavoro (aveva appena finito di girare 'Rosemary's Baby'). Non è mai stato accertato se Manson aspettasse in auto o se rimase nel ranch dove risiedeva l'organizzazione.

Il processo contro Manson e le sue "ragazze" - complici e tra le esecutrici materiali dei suoi delitti, giovani che erano entrate a far parte del gruppo di ragazzi che lo seguiva perché attratto dal suo carisma e lo considerava un leader religioso oltre che morale - iniziò il 15 giugno del 1970 ed è stato uno dei più lunghi e costosi della storia criminale degli Stati Uniti. Quando Manson si incise una 'X' sulla fronte all'inizio del dibattimento, le donne accusate insieme a lui seguirono il suo esempio. Il giorno della lettura della sentenza, nove mesi dopo, si rasarono tutti la testa. Nessuna delle donne accusò mai il leader del gruppo e in questi lunghi anni Manson non ha mai mostrato un segno di pentimento per gli omicidi commessi.

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