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Lega, chiesto il rinvio a giudizio per Bossi e i figli. Archiviazione per Rosi Mauro

25 giugno 2014 | 17.35
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La richiesta della Procura di Milano arriva nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità dei conti del Caroccio. Il Senatur e i figli sono accusati a vario titolo di truffa e appropriazione indebita

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La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex segretario della Lega Nord Umberto Bossi e i figli Renzo e Riccardo accusati a vario titolo di truffa e appropriazione indebita. Richiesta di rinvio a giudizio anche per altre sei persone tra cui l’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belsito.

Chiesta invece l’archiviazione delle accuse nei confronti di Rosi Mauro, l’ex vicepresidente del Senato, ritenuta tra i protagonisti dell’inchiesta su presunte irregolarità nei conti della Lega Nord.

In particolare nella richiesta firmata dai pm Alfredo Robledo, Paolo Filippini e Roberto Pellicano si contesta al Senatur l’accusa di truffa aggravata per un finanziamento pubblico alla Lega da oltre 40 milioni in rimborsi (quasi 22,5 milioni nel 2008 e circa 17,6 nel 2009) elargiti al partito sulla base dei rendiconti al Parlamento per il biennio in questione.

Non solo: Umberto Bossi si sarebbe appropriato indebitamente di oltre 208.000 euro, mentre Renzo Bossi avrebbe usato circa 145.000 euro in denaro pubblico per pagare le multe oltre alla laurea albanese, il primogenito Riccardo Bossi invece avrebbe usato fondi pubblici per oltre 157.000 euro per coprire i costi di multe, leasing o noleggi di auto, il veterinario, spese personali o per il mantenimento della ex moglie.

Se la procura ha chiesto l’archiviazione per l’ex vicepresidente del Senato Rosi Mauro, i pm hanno chiesto invece il rinvio a giudizio per Diego Sanavio, Antonio Turci, Stefano Aldovisi componenti del Comitato controllo contabile della Lega perché insieme al Senatur (nella sua qualità di legale rappresentante) avrebbero realizzato spese “con finalità estranee agli interessi del partito politico”. Richiesta di processo anche per Paolo Scala e l’imprenditore Stefano Bonet, oltre che per l’ex tesoriere Francesco Belsito a cui vengono contestate spese per 2,4 milioni e due episodi di appropriazione indebita per un totale di 5,7 milioni tra cui il bonifico da 4,5 milioni “in favore di un conto corrente intestato a Bonet Stefano” presso una banca in Tanzania, somma non accreditata perché l’istituto ha ritenuto insufficiente la documentazione fornita “ma restituita soltanto nel febbraio del 2012”.

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