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Alimenti: le persone comprano il 20% in più di quello che consumano

02 ottobre 2015 | 15.22
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(Infophoto)

"Le persone in media comprano il 20% in più del cibo che riescono a consumare". Lo ha affermato a Helén Williams della Karlstad University, in occasione il XXX Congresso d’Autunno di Giflex, Gruppo Italiano Imballaggio Flessibile, svoltosi il 30 settembre e 1 ottobre presso l’Hotel Melià a Milano. In questa Special Edition 2015, il Congresso ha affrontato alcune tematiche chiave di Expo con ospiti internazionali, tavole rotonde e talk show incentrati sui temi dello spreco alimentare e dello sviluppo sostenibile.

In particolare secondo la ricercatrice svedese, il packaging è fondamentale per minimizzare gli sprechi alimentari. Attraverso una maggiore diffusione di packaging innovativi e di formati adeguati ai consumi reali delle persone, le aziende del settore potrebbero contribuire in modo significativo alla lotta al food waste.

Ne è convinta anche Claudia Sorlini, presidente del Comitato Scientifico per Expo del Comune di Milano, secondo cui "il pack è fondamentale nelle filiere agricole e alimentari: in Egitto, per esempio, abbiamo riscontrato che si perde fino al 60% di frutta e verdura che vengono trasportati dai campi senza adeguati imballaggi”.

Durante il congresso un particolare accento è stato posto sul tema del consumo domestico, che rappresenta la fase della filiera dove si sprecano le maggiori quantità di cibo nei Paesi ‘sviluppati’. Si butta moltissimo cibo anche per via della scadenza di consumo 'consigliata' sulle confezioni: per questo è cruciale tendere verso packaging 'intelligenti', capaci di ‘comunicare’ lo stato di freschezza e di conservazione dei prodotti.

Ma, come ha spiegato Carmela Favarulo di Coop (Settore Politiche Sociali Associazione Nazionale Cooperative Consumatori) è necessario uno sforzo anche a livello legislativo: “Oggi lavoriamo su vari fronti per minimizzare il food waste. Campagne di sensibilizzazione nelle scuole, razionalizzazione degli approvvigionamenti, politiche promozionali responsabili che non inducano all’accumulo (come il classico 3x2), donazione delle eccedenze alle Onlus, oggi 4000 tonnellate di cibo all’anno: se potessimo donare anche i prodotti che eccedono il termine minimo di conservazione, come già avviene in molti altri Paesi, creeremmo una filiera ancora più virtuosa".

“Un sistema di legge che dovrebbe essere premiante e incentivante per le aziende che adottano politiche sostenibili con risvolti positivi per la collettività” ha fatto eco Rossella Muroni, Direttrice generale di Legambiente. C'è poi la questione packaging che rappresenta un punto di contatto cruciale tra il produttore e il consumatore, strumento di protezione fondamentale ma anche mezzo di comunicazione e informazione.

Secondo quanto raccontato dal sociologo dei consumi Mauro Ferraresi, “i consumatori spesso accusano il packaging di essere ridondante e lo vedono come un rifiuto. Occorre pensare ad un packaging orientato alla sobrietà, capace non solo di attirare l’attenzione ma di favorire la fidelizzazione attraverso i valori della trasparenza e della sostenibilità. Il consumatore vuole saperne sempre di più sulla storia del prodotto che acquista”.

La qualità totale del prodotto che oggi cerca il consumatore non può prescindere dal packaging, che oggi può garantire una fruibilità del cibo e livelli di servizio che consentano di rispondere alle nuove esigenze dei consumatori e limitare gli sprechi domestici.

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