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Italia-Cina: la scelta di Vibram, a Guangzhou con centro ricerca high-tech

24 luglio 2014 | 15.33
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Canciani (Group Marketing Director Vibram Spa) in Cina non per sfruttare manodopera a basso costo, ma per collaborazioni di livello.

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Prodotti Vibram in mostra a Pechino

Lavorare in Cina "non per sfruttare la manodopera a basso costo ma per poter collaborare con competenza specifiche di assoluto livello". Così Davide Canciani, Group Marketing Director Vibram Spa, parla con Labitalia della scelta innovativa fatta da uno storico marchio dell'industria italiana: Vibram, leader mondiale nella produzione di suole in gomma ad alte prestazioni, nel 2009 ha aperto un centro high-tech di Ricerca e Sviluppo e innovazione, il Vibram China Technological Center (Vibram China), a Guangzhou, la più grande città costiera del sud della Cina.

"La sede Vibram in Cina -dice a Labitalia Davide Canciani, Group Marketing Director Vibram Spa- oggi vanta circa 100 dipendenti e segue, oltre alla parte di sviluppo e test dei prodotti, anche la vendita e promozione dei prodotti Vibram (suole e Fivefingers) per il mercato locale".

Con sede ad Albizzate, Vibram produce oltre 40 milioni di suole all’anno con il marchio dell'ottagono giallo che in tutto il mondo è sinonimo di qualità, performance, sicurezza e innovazione nell’industria della calzatura. E' presente in 120 paesi e ha sedi di produzione, ricerca e rappresentanza negli Usa, in Cina, in Brasile e in Italia.

"In Cina siamo partiti a fine degli anni ‘90 -spiega Canciani- con partner produttivi per il mercato suole (in ottica di servizio verso i clienti europei e americani che avevano delocalizzato la produzione di scarpe). Nel 2009 Vibram ha deciso di investire in Cina, non in una fabbrica, ma in un centro di Ricerca e Sviluppo e innovazione, il Vibram China Technological Center (Vibram China), situato a Guangzhou".

Inaugurato ufficialmente il 9 aprile 2009, Vibram China si sviluppa su una superficie totale di 41.000 mq distribuiti su spazi le cui strutture rispondono ciascuna a diverse funzioni e finalità. "Circa 1.800 mq -aggiunge Canciani- sono dedicati all’area R&D, circa 4. 000 mq sono invece destinati all’industrializzazione e alla prototipazione, in una struttura equipaggiata a vera e propria fabbrica nella quale si trovano magazzini, servizi industriali e macchinari adibiti alla campionatura dei prodotti sia finiti che in fase di preproduzione".

L'italiana Vibram ha dunque portato in Cina non sublavorazioni ma un centro tecnologico all'avanguardia. Al suo interno il Performing Test Center. "Esteso su circa 1.200 mq distribuiti su due piani -dice Canciani- è interamente dedicato all’area test. Qui i prodotti Vibram, siano essi componenti (suole) o prodotto finito (Vibram FiveFingers), vengono messi alla prova grazie all’utilizzo di test di qualità sia in laboratorio che 'in vivo': all’interno del Performing Test Center, infatti, sono riprodotte tutte le diverse condizioni climatiche (neve, acqua, asfalto, superfici lisce e superfici sdrucciolevoli) per consentire, oltre che tutte le prove di sviluppo, anche quelle comparative".

Aprire il centro cinese per Vibram non è stato particolarmente complicato ("se non l’iniziale difficoltà con la lingua e la burocrazia locale", precisa Canciani). A rendere più facile l'avvio delle attività sono state "la professionalità e la competenza delle persone, tanto è vero che la decisione di Vibram -ricorda Canciani- non è stata quella di aprire un centro di produzione (in un’ottica di ottenere manodopera locale a basso costo) ma un centro di competenze e di eccellenza in ambito di sviluppo tecnologico".

Ma quello cinese rimane ancora un mercato dalle molte potenzialità. "Attualmente le vendite sul mercato domestico cinese non rappresentano una quota parte significativa del fatturato Vibram -commenta Canciani- benchè il trend di crescita di anno in anno sia molto interessante. Al contrario, se si considerano le vendite di Vibram a terzisti cinesi di scarpe che producono per brand internazionali, il business Vibram in Cina è circa il 40% del totale".

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