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Porti: Civitavecchia, 800 'toccate' crocieristiche all'anno di 40 compagnie offerta senza eguali

15 maggio 2015 | 19.57
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L'effetto economico globale delle attività crocieristiche a Civitavecchia è pari a 401,9 milioni di euro. Sono i dati di una ricerca effettuata dal Certet (Centro di ricerca in Economia Regionale, Trasporti e Turismo), dell'Università Bocconi, presentato oggi presso la sede del Autorità Portuale di Civitavecchia

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Nella foto il presidente Autorità Portuale di Civitavecchia, Pasqualino Monti

L'Italia è il primo mercato europeo per traffico crocieristico, con 10,4 milioni di passeggeri nel 2014 e un tasso di crescita medio annuo dell'8% tra il 2005 e il 2014. Il mercato delle crociere è particolarmente concentrato nelle regioni tirreniche con Liguria, Toscana, Lazio e Campania che contano per il 63% dei passeggeri movimentati e per il 64% del totale delle toccate nave. I primi sette porti (Civitavecchia, Venezia, Napoli, Savona, Genova, Livorno e Bari) movimentano quasi l'80% dei passeggeri, pari a 8 milioni di passeggeri. L'effetto economico globale delle attività crocieristiche a Civitavecchia è pari a 401,9 milioni di euro. Sono i dati di una ricerca effettuata dal Certet (Centro di ricerca in Economia Regionale, Trasporti e Turismo), dell'Università Bocconi, presentato oggi presso la sede del Autorità Portuale di Civitavecchia, che ha commissionato lo studio proprio per il Porto di Roma, per comprendere l'impatto socio economico delle attività crocieristiche dello scalo. Alla presentazione erano presenti Lanfranco Senn, fondatore del Certet, e Oliviero Baccelli, direttore del Ceret.

"Abbiamo effettuato questo studio con il Certet, uno dei centri studi più importanti della Bocconi a livello nazionale ed internazionale, e dal quale si evince come l'indotto creato dal settore delle crociere nel Lazio su Civitavecchia e su Roma arrivi quasi a 500 milioni di euro - afferma all'Adnkronos Pasqualino Monti, presidente dell'Autorità portuale di Civitavecchia - e per Civitavecchia che è la realtà che ospita nel suo porto gli 800 accosti di navi da crociera, il volume di fatturato è di circa 90 milioni di euro, il numero di occupati è di circa 1730 unità".

"Abbiamo visto che nel Lazio, per la sola città di Roma - sottolinea Monti - si arriva a circa 180 milioni di euro di fatturato sul traffico crocieristico. Così come abbiamo potuto notare che sull'intero territorio laziale si muove un'economia generata non solo dal fronte portuale ma anche dall'indotto e si muove verso l'entroterra ed è importante poiché vale punti di pil per la Regione Lazio".

Secondo lo studio, condotto su 850 interviste, l'impatto diretto creato dal mercato delle crociere a Civitavecchia corrisponde annualmente a un fatturato di circa 51,3 milioni di euro e 601 unità di lavoro a tempo pieno in ambito portuale. Da sottolineare che il 34% dei croceristi sono 'originari', cioè che si imbarcano e sbarcano a Civitavecchia, il 66% sono in transito e il 33% sono membri dell'equipaggio. L'effetto economico globale delle attività crocieristiche a Civitavecchia è pari a 401,9 milioni di euro: 51,3 mln, derivanti dalla spesa delle compagnie marittime, dei croceristi e degli equipaggi sulle attività marittimo portuali e sui tour operator locali, 222,9 mln, derivanti dalle spese per attività di ristorazione, di trasporto, di intrattenimento e acquisti vari dei croceristi e dei membri degli equipaggi nell'area del Lazio, 127,7 mln derivanti dagli effetti indiretti e indotti delle attività relative ai servizi marittimo-portuali.

Infine l'effetto occupazionale strettamente riconducibile alle attività crocieristiche a Civitavecchia è pari a 1731 addetti. Insomma in ogni scalo di una nave da crociera a Civitavecchia attiva meccanismo di spesa in grado di generare ricadute sul territorio del Lazio pari a 483 mila euro e generare occupazione a Civitavecchia equivalenti a due addetti full time su base annua.

Ma per Monti, nonostante il trend positivo registrato "serve una maggiore sinergia tra istituzioni e porti, è necessario comprendere quanto sia importante questo settore e quindi cercare di concentrare l'attenzione degli enti sovraordinati sulla portualità e sull'economia che deriva dal mare. Non solo in termini turistici, - conclude Monti - e di crocieristi ma anche di traffico commerciale, merceologico e di manifattura. I porti sono dei nodi importanti sui quali concentrare l'attenzione per cercare di eliminare quei colli di bottiglia che non consentono di lavorare al meglio".

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