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Coldiretti: i più contaminati sono peperoncini indiani e bacche Goji

02 ottobre 2020 | 08.55
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E' allarme cibi contaminati, ovvero con una presenza di residui chimici superiore ai livelli di guardia. E i peperoncini piccanti indiani e della Repubblica Dominicana sono in cima ad una 'black list' stilata dalla Coldiretti, con un campione su cinque (20%) risultato irregolare. Ma a preoccupare per gli elevati livelli di contaminazione sono nell’ordine le bacche di Goji provenienti dalla Cina ed il riso dal Pakistan. Lo scenario emerge dalle elaborazioni dell'organizzazione agricola sulla base degli ultimi rapporti dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) sui Residui dei Fitosanitari in Europa e dal Ministero della Salute sul "Controllo ufficiale sui residui dei prodotti fitosanitari degli alimenti".

Nella classifica dei dieci prodotti più contaminati ci sono anche i melograni turchi con quasi un campione irregolare su dieci, il tè dalla Cina, l’okra (simile a una piccola zucchina) importata dall’India, il dragon fruit proveniente dall’Indonesia dall’aspetto particolarmente decorativo, i fagioli secchi provenienti dal Brasile, i peperoni dolci e le olive da tavola provenienti dall’Egitto che godono, peraltro, di un regime agevolato a dazio zero da parte dell’Unione Europea.

Si tratta di prodotti arrivati in Italia contaminati dalla presenza di insetticidi, che spesso non sono neanche più ammessi dalla legislazione nazionale ed europea. E' il caso della presenza di Dicofol, Acephate, Permethrin, Chlorfenapyr, Methamidophos riscontrati nei peperoncini, o, ad esempio, del Tricyclazole nel riso dal Pakistan.

Non si tratta tuttavia di casi isolati poiché - sottolinea la Coldiretti - dai risultati delle analisi risulta che i prodotti alimentari importati in Italia, con l’1,9% di campioni esaminati irregolari, sono ben 3 volte più pericolosi dei prodotti di origine nazionale per i quali solo lo 0,6% dei prelievi è risultato non conforme ai limiti di legge consentiti. La situazione è ancora più rischiosa per quelli di origine extracomunitaria per i quali la percentuale di irregolarità, secondo l’Efsa, sale al 5,8%, ben otto volte superiore ai prodotti made in Italy.

Si confermano quindi le preoccupazioni espresse recentemente dalla Corte dei Conti europea sulle sostanze chimiche negli alimenti che ha denunciato il mancato rispetto nei cibi di provenienza extra Ue degli stessi standard di sicurezza Ue sui residui di pesticidi. Di qui la richiesta alla Commissione Ue di spiegare "quali misure intende adottare per mantenere lo stesso livello di garanzia sia per gli alimenti prodotti nella Ue che per quelli importati".

Un aiuto ai consumatori, suggerisce Coldiretti, viene dall’obbligo di indicare il Paese di origine in etichetta. "E’ necessario però che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della sicurezza dei consumatori" sottolinea il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

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