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Con Covid e caldo 'boom' di danni cognitivi per gli anziani

06 giugno 2022 | 17.30
LETTURA: 2 minuti

L'allarme dei medici di famiglia della Fimmg, colpa dell'isolamento legato alla pandemia e che ora si ripropone con le ondate di calore. "Molti - dice il segretario Silvestro Scotti - hanno praticamente azzerato le relazioni sociali. E la situazione meteo non aiuta a godersi l'estate"

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(Fotogramma)

Allarme salute psicofisica degli anziani. "La pandemia ha creato una vera e propria epidemia di problemi cognitivi legati alla scarsa socialità indotta dalle necessità di proteggersi dai contagi. E ora, quando la bella stagione avrebbe potuto aiutare a ricostruire un poco di vita sociale, il troppo caldo lo impedisce ancora una volta, e il problema peggiora". A tracciare il quadro, all'Adnkronos Salute è Silvestro Scotti, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg).

"Dopo due anni di pandemia - precisa Scotti - stiamo vedendo particolarmente compromessi gli aspetti cognitivi dei nostri pazienti anziani. E' un fenomeno molto allargato. Nella maggior parte dei casi si tratta di persone che, responsabilmente, hanno ridotto la loro socialità per evitare il contagio. Continuando a farlo, sempre di più nel tempo, per la paura del Covid. Gli stimoli, così, si sono affievoliti. Riscontriamo un decadimento generale in tanti anziani che non è tanto organico quanto intellettivo. Si tratta di una situazione su cui medici di famiglia hanno posto la massima attenzione e stanno cercando di dare risposte". A 'remare contro' la situazione meteorologica. "Con giornate di caldo così estremo si affievoliscono anche le possibilità di ripresa dei contatti".

Come medici di famiglia "dobbiamo comunque invitare gli anziani a fare vita sociale, magari la sera, quando il calore si riduce. Riprendere le relazioni sociali è fondamentale per il benessere psichico. Il ripristino della socialità è per gli anziani la strategia migliore per frenare il decadimento cognitivo e tenere lontane tante forme che stiamo sempre più riscontrando: nevrosi, depressioni, disagio. I pazienti sono più aggressivi, più chiusi, meno disponibili alla relazione. Compito del medico di famiglia è recuperare l'aspetto relazionale attraverso la forza del rapporto fiduciario con il paziente. Se io chiamo il paziente anziano che non vedo da un po' in studio riesco a rompere un po' il muro che si è costruito attorno e si può convincerlo a riprendere attività sociali che prima del Covid faceva, dal ballo al gioco delle carte, cose quotidiane interrotte con la pandemia

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