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Iran: Banca Mondiale, con stop sanzioni prezzo greggio -10 dollari in 2016

11 agosto 2015 | 12.01
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La fine delle sanzioni nei confronti dell'Iran avrà un forte impatto sui mercati petroliferi. Il prezzo del petrolio, con l'eventuale aggiunta di 1 milione di barili in più al giorno in provenienza da Teheran, "potrebbe scendere del 14% o di 10 dollari al barile nel 2016" in assenza di un intervento dell'Opec. E' quanto sostiene la Banca Mondiale in un rapporto sulle 'incidenze economiche della fine delle sanzioni contro l'Iran'.

L'intensificazione delle sanzioni, nel 2012, che vietavano l'acquisto e il trasporto del petrolio e del gas naturale a destinazione dell'Ue ha fortemente colpito il settore petrolifero del paese: le esportazioni iraniane di petrolio sono scese da 2,8 milioni di barili al giorno nel luglio del 2011 (la produzione si aggirava sui 3,7 milioni di barili al giorno) a meno di 1 milione di barili al giorno nel luglio 2012. La metà di questa riduzione, rileva la Banca Mondiale, "è legata al boicottaggio del greggio iraniano da parte delle società europee. L'altra metà al calo dell'acquisto da parte dei paesi asiatici. Il divieto imposto alle società europee di importare greggio iraniano ha frenato le vendite di petrolio iraniano a tutti i suoi clienti".

Attualmente, con il stop parziale alle sanzioni nel 2014, i più grandi acquirenti di greggio e di prodotti petroliferi provenienti dall'Iran sono la Cina, l'India, il Giappone, la Corea del Sud e la Turchia.

Secondo molti osservatori, rileva la Banca Mondiale, saranno necessari dai 8 ai 12 mesi affinché l'Iran possa ritrovare i livelli di produzione del petrolio precedenti al 2012. Questo significa "che un milione di barili di greggio in più arriverà ogni giorno sui mercati". L'assenza di un intervento dei paesi membri dell'Opec e degli altri paesi produttori di petrolio dovrebbe quindi portare nel 2016 ad "un calo del prezzo del petrolio del 14% o di 10 dollari al barile".

Un calo questo che avrà delle forti ripercussioni sui conti pubblici di paesi del medio oriente e dell'Africa del Nord. "Questa flessione del prezzo del greggio rappresenta per l'Arabia Saudita una perdita di entrate legate all'export di circa 40 miliardi di dollari l'anno e di 5 miliardi di dollari per la Libia".

L'Iran, sottolinea la Banca Mondiale, "sarà il paese esportatore di petrolio meno colpito dal calo del prezzo del greggio perché le entrate aggiuntive legate all'aumento delle sue esportazioni prevarranno sugli effetti negativi legati all'andamento del prezzo". A trarre il maggio beneficio saranno i paesi importatori di petrolio e in particolare l'Ue.

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