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'Condono calcio', Abodi dice no: "Siamo contrari"

07 dicembre 2022 | 16.22
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Il ministro dello Sport: "Ci sono club virtuosi che pagano puntualmente e magari comprano un giocatore in meno"

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- (Fotogramma)

No al 'condono' per il calcio e in particolare per i club di Serie A. E' la posizione che il ministro per lo Sport e i giovani Andrea Abodi espone alla Camera rispondendo al question time di oggi sull'emendamento proposto per la dilazione dei debiti fiscali del calcio. "Questa interrogazione mi consente definitivamente di chiarire una posizione che ho già espresso in Commissione Cultura e confermata dal deposito del parere negativo, avvenuto in giornata, sull'emendamento proposto. La risposta è quindi sintetica: siamo contrari, perchè riteniamo che il sistema sportivo, all'interno del settore sportivo quello calcistico e all'interno di quello calcistico il massimo livello professionistico, possano e debbano trovare soddisfazione delle loro esigenze all'interno del corpo normativo e con parità di trattamento e condizione rispetto al sistema delle imprese", dice Abodi.

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"Ci rendiamo conto dell'importanza di questo settore dal punto di vista della socialità, della comunicazione, dell'economia sociale che rappresenta, ma non riteniamo ci siano le condizioni, e saremo male interpretati e mal compresi dall'opinione pubblica, di mettere a disposizione strumenti che siano esclusivi del settore. E' del tutto evidente che esiste una autonomia relativa dell'ordinamento sportivo del quale dobbiamo tener conto, ma si inserisce all'interno delle norme dello Stato e riteniamo che ci siano queste condizioni per fare in modo che possano essere soddisfatte nell'ambito delle esigenze delle società professionistiche, in particolare della Serie A, nell'ambito del quadro esistente, anche nel rispetto di un concetto che è più sportivo che di vita, cioè dell'equa competizione", ha aggiunto Abodi.

"Ci sono società virtuose che pagano, in maniera puntuale tutti i loro adempimenti nei confronti dei fornitori, dei tesserati, dell'erario e delle banche, investono in infrastrutture e magari fanno l'acquisto di un giocatore in meno per rispettare le regole, mentre altri hanno un paradigma gestionale diverso e noi dobbiamo garantire i principi, i valori. Quindi non posso che confermare la decisione che è presa e formalizzata e cercherò di difendere a qualsiasi costo nei limiti di quello che mi è consentito. E' una posizione unitaria sul tema, non equivocabile, non solo in ottica di destinazione delle risorse. Le risorse destinare alle società dilettantistiche -ha chiarito ancora il ministro- fanno parte delle macro-voci della misura finanziaria con tutte le voci presenti: dal tema del caro energia, al credito d'imposta relativamente alle sponsorizzazioni, allo sport bonus, così come l'avviamento allo sport per i disabili".

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