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Pa: Confsal-Unsa, in conflitto interessi politica, non sindacato

23 giugno 2014 | 13.03
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Il segretario generale Battaglia si rivolge al ministro Madia.

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“Il ministro per la Pubblica Amministrazione Madia, nell’intervista di venerdì scorso a ‘Radio Anch’io’, ha dichiarato che non si può parlare del dimezzamento dei permessi e dei distacchi con i sindacati poiché essi sarebbero in conflitto di interessi. Questa dichiarazione mi lascia a dir poco sconcertato, perché mi sembra assurdo che un ministro della Repubblica non conosca neanche il significato delle definizioni che usa, tanto più quando tocca questioni attinenti al pluralismo e alle libertà democratiche”. Lo afferma Massimo Battaglia, segretario generale della Federazione Confsal-Unsa.

”Mi sembra doveroso ricordare allora al ministro - sottolinea Battaglia - il significato corretto di conflitto di interesse, che ‘sussiste quando il titolare di cariche di governo partecipa all’adozione di un atto trovandosi in situazione di incompatibilità’ definita dalla legge. Non è il sindacato ad essere in tale situazione, poiché non ricopre mai cariche di governo. E’ vero invece l’esatto contrario, vale a dire che è la politica ad essere costantemente a rischio di conflitto di interessi per ogni provvedimento che adotta. E la storia ci insegna che spesso le decisioni sono prese non nell’interesse generale, ma per quello di partito, di coalizione o anche ad personam”.

“Ci aspettavamo molto di più da questa riforma, che non entra nel merito di nessuna questione utile a far compiere il salto di qualità alla nostra macchina amministrativa e farle recuperare efficienza e produttività. Occorrono investimenti e capitale umano”, spiega Battaglia

”Nel decreto invece - avverte - si parla solo di nulla osta ai trasferimenti e di trattenimento in servizio. Siamo in presenza solo di una comunicazione di massa ben orientata, ma così il mestiere da fare è quello dei venditori, non dei politici”.

”Ci aspettiamo - conclude Battaglia - che il governo compia un deciso cambio di direzione, attivando vere relazioni con le parti sociali, e non limitandosi a comunicazioni del giorno prima rispetto alle decisioni del consiglio dei ministri. Così come chiediamo al governo di non attentare alla capacità dei sindacati di svolgere il loro costituzionale lavoro di tutela dei lavoratori”.

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