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La ricostruzione

Congo, le indagini: carabiniere Iacovacci non ha sparato

25 febbraio 2021 | 12.58
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L'arma era ancora nel fuoristrada. Acquisito dai Ros anche un tablet per ricostruire gli spostamenti

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Afp

Non avrebbe sparato alcun colpo di pistola il carabiniere Vittorio Iacovacci: è un primo dettaglio che emerge dalle indagini sulla pistola del militare dell’Arma acquisita dai carabinieri del Ros che indagano, sotto il coordinamento della Procura di Roma, sulla morte di Iacovacci e dell’ambasciatore Luca Attanasio, uccisi in un conflitto a fuoco nella Repubblica Democratica del Congo il 22 febbraio scorso. L’arma, trovata dagli investigatori congolesi nel fuoristrada in cui si trovavano i due connazionali e consegnata ai carabinieri del Ros, aveva nel caricatore tutti i proiettili ed è stata acquisita e riportata in Italia insieme agli indumenti che indossava Iacovacci.

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I carabinieri del Ros hanno intanto acquisito anche un tablet trovato nel fuoristrada. Dalle analisi che verrà effettuata sul dispositivo, nell’ambito delle indagini condotte dalla Procura di Roma per sequestro di persona con finalità di terrorismo, si cercheranno informazioni utili per ricostruire l’organizzazione del viaggio e gli spostamenti.

Draghi incontra inviato speciale presidente Congo

Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha incontrato questa mattina a Palazzo Chigi l’inviato speciale del Presidente della Repubblica Democratica del Congo, Patrick Luabeya, accompagnato dall’Ambasciatore in Italia Fidele Sambassi Khakessa. Al centro del colloquio la tragica scomparsa, lo scorso 22 febbraio, dell’Ambasciatore Luca Attanasio e del Carabiniere Vittorio Iacovacci. Si legge in una nota di Palazzo Chigi.

World Food Programme: "Tre inchieste in corso"

"Ci sono tre inchieste al momento in corso per esaminare le circostanze in cui il 22 febbraio scorso l'ambasciatore Luca Attanasio, la sua scorta Vittorio Iacovacci e l'autista Mustapha Milambo sono stati uccisi". Lo sottolinea, in un comunicato, oggi il World Food Programme, riferendosi alle inchieste del dipartimento per la Sicurezza dell'Onu (Undss), quella delle autorità italiane e quella delle autorità della Repubblica democratica del Congo.

"Wfp ha richiesto e sta collaborando con l'inchiesta condotta dall'Undss ed ha offerto la sua piena collaborazione alle autorità italiane e di Kinshasa", prosegue la dichiarazione dell'agenzia dell'Onu che ha sede a Roma che poi ribadisce la sua solidarietà e vicinanza "alle famiglie, amici e colleghi di quelli che hanno perso tragicamente le loro vite". E l'impegno a lavorare "per una veloce conclusione delle inchieste in modo che i fatti possano essere appurati con trasparenza ed integrità".

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