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Mo: console italiano a Gerusalemme, rischio nuovo conflitto a Gaza

17 aprile 2015 | 14.55
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"Se non parte un ciclo positivo di ricostruzione temiamo che la situazione possa ricominciare a deteriorarsi. Se non apriamo spazi politici e non parte un processo di riconciliazione, questi spazi verranno occupati dagli estremisti salafiti"

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"Se non parte un ciclo positivo di ricostruzione temiamo che la situazione possa ricominciare a deteriorarsi" e possa scoppiare un "nuovo conflitto" nella Striscia di Gaza. Lo ha affermato il console generale italiano a Gerusalemme, Davide La Cecilia, incontrando un gruppo di giornalisti italiani nella sede della rappresentanza Ue.

Secondo il console, in aggiunta al rischio di una nuova guerra, il ritardo nel processo di ricostruzione nell'enclave palestinese può causare altre ripercussioni negative a Gaza. "Si è perso parecchio tempo dalla conferenza (dei donatori, ndr) del Cairo - ha dichiarato - Se non apriamo spazi politici e non parte un processo di riconciliazione, questi spazi verranno occupati dagli estremisti salafiti".

C'è poi un terzo elemento di rischio, ha precisato, che riguarda l'"immigrazione" verso l'Europa provocata dalla "disperazione" dagli abitanti della Striscia. Il console ha quindi quantificato in "23 milioni di euro" il contributo italiano a Gaza dopo il conflitto, una parte dei quali è arrivata sotto forma di "linea di credito". Gli aiuti si sono concentrati in vari settori, tra cui quello umanitario, ha precisato il console. A questo proposito La Cecilia ha precisato che "presto" è atteso un secondo volo umanitario dall'Italia con a bordo 3,2 tonnellate di farmaci destinate a Gaza.

Fonte diplomatica Ue, mancanza volontà politica è ostacolo a ripresa processo pace

L'incontro con il console è stato l'occasione anche per fare il punto sulla ripresa del processo di pace con una fonte diplomatica di alto livello dell'Unione Europea, che ha preferito mantenere l'anonimato. "Credo che la mancanza di volontà politica sia il maggior ostacolo" alla ripresa dei negoziati, ha sottolineato la fonte, che ha quindi parlato delle ripercussioni della vittoria elettorale del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, sul processo di pace.

"Dobbiamo vedere con questo nuovo governo se ci sarà la volontà di riprendere (il processo, ndr). Netanyahu ha fatto un commento prima delle elezioni. Ora dobbiamo vedere se c'è o meno la volontà di negoziare - ha concluso la fonte - Credo che da parte israeliana l'ostacolo maggiore sia la volontà politica. Dal lato palestinese invece c'è il grande problema della riconciliazione tra Gaza e la Cisgiordania che rende tutto più complicato".

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