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Consulenti lavoro, riforme sul lavoro buone ma per rilancio serve sviluppo economia

03 aprile 2014 | 14.23
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Roma, 3 apr. (Labitalia) - "Riforme sul lavoro da valutare meglio nel tempo, ma su alcune gli interventi modificativi sono indispensabili, il nuovo contratto a termine è positivo, qualche dubbio esiste sull'apprendistato e molti sul Durc riferito alla parte relativa agli archivi Inps". Questo in sintesi il parere dei consulenti del lavoro che hanno risposto al questionario diffuso da Fondazione studi sulla riforma, attuata dal premier Renzi in vigore dal 21 marzo scorso, con il quale si chiedeva di esprimere il parere sulle 3 principali innovazioni: contratti a termine, apprendistato e Durc.

Risulta soddisfatto del nuovo contratto a termine acausale il 71% dei consulenti del lavoro intervistati, anche se il limite del 20% risulta troppo stringente per l'84%. La positività dei provvedimenti è data innanzitutto dall'acquisto di flessibilità ottenuto con le nuove regole (46%), ma, in quasi uguale misura, anche dal fatto che certamente ridimensioneranno il rischio di contenzioso con il lavoratore (41%), oltre a consentire un periodo di prova lungo (12%) così come era nelle intenzioni del contratto acausale introdotto dalla riforma Fornero e a permettere alle parti una maggiore libertà di scelta (11%).

Il 29% che ha risposto negativamente sul contratto a termine, afferma che ci vogliono altri interventi per superare la legge Fornero (66%), che il decreto, visto il limite del 20% imposto, aiuterà solo le grandi aziende (31%), ma solo il 3% afferma che sarebbe stato meglio lasciare tutto com'era.

Non risulta così netto come per il contratto a termine, invece, il gradimento sull'apprendistato. Potrebbe crearsi, inoltre, un conflitto di competenze Stato regioni. Una serie di motivi fanno ritenere positive, ma di poco (51%), le riforme attuate, mentre il contratto risulta ancora consigliato dal 71% dei consulenti ai datori di lavoro. Questo perché permette buoni incentivi (61%), il Testo unico ne ha semplificato alcune parti (20%) e consente di formare il lavoratore (19%).

Il 29% dei consulenti del lavoro che non consiglia il contratto motiva questa scelta perché ritiene difficile orientarsi tra normativa regionale e disciplina dei contratti di lavoro nazionali (44%) ed in quasi uguale misura (36%), perché la normativa è troppo incerta. Da non sottovalutare anche che alcuni datori di lavoro non vogliono formare lavoratori, ma preferiscono occupare lavoratori già qualificati (10%) e che in alcune regioni permangono numerosi problemi con l’offerta formativa (10%).

Il 64% dei consulenti del lavoro ritiene che rendendo facoltativa la formazione possa crearsi un conflitto di competenze tra Stato e Regioni considerando che hanno competenza in materia.

E' netta la posizione dei consulenti del lavoro sul Durc e per il 67% le nuove linee guida per la revisione della regolarità contributiva riferite all'interrogazione degli archivi degli enti, sono insufficienti. Questo perché non migliorano le attuali problematiche di incomunicabilità con Inps e Inail (45%), gli archivi di Inps, Inail, Cassa edile non sono affidabili (32%) e di fatto il disegno di legge non interviene per rimuovere le criticità (23%).

E sono sempre gli archivi Inps ad essere quelli maggiormente inaffidabili. L'86%, infatti, li indica, mentre per Inail e Cassa edile le percentuali di inaffidabilità sono molto basse (8% e 6%).

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