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Crisi governo

Conte al Senato per la fiducia: "Paese merita esecutivo coeso''

19 gennaio 2021 | 09.53
LETTURA: 7 minuti

Le comunicazioni relative alla crisi di governo prima del voto: "Attacchi mediatici anche scomposti di alcuni di Italia Viva"

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(Adnkronos)

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Senato per le comunicazioni relative alla crisi di governo. Il premier, dopo la fiducia ottenuta alla Camera con 321 voti a favore, si presenta a Palazzo Madama nell'appuntamento chiave della crisi. L'esecutivo è uscito ieri dalla Camera con 321 sì, 259 no e 27 astenuti sulla risoluzione di maggioranza presentata sulle comunicazioni del presidente del Consiglio.
Al Senato la maggioranza assoluta di 161 voti appare fuori portata. Il sostegno al governo oscilla tra 154 e 156 voti, senza grandi progressi da domenica.

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"Quando un paese soffre è più unito". Con la pandemia "il senso di comunità si è risvegliato, si sono rafforzate le ragioni del nostro stare insieme, abbiamo elevato il tenore della nostra alleanza", ha detto il premier nel suo intervento in Aula, sottolineando che "è molto complicato governare con chi dissemina mine". Con chi "ti accusa di immobilismo e di correre troppo, di non decidere e di decidere troppo: è davvero difficile governare in queste condizioni", ha detto Conte, che ha parlato di "attacchi anche mediatici molto aspri e a volte anche scomposti di alcuni esponenti di Italia Viva".

"Vedete, se oggi, a voi che siete in quest’aula e ai cittadini che ci seguono da casa, posso parlare a nome di tutto il governo a testa alta non è per l’arroganza di chi ritiene di non avere mai sbagliato, ma per la consapevolezza di chi, insieme a tutta la squadra di governo, ha impegnato tutte le proprie energie fisiche e intellettive per offrire la migliore protezione possibile alla comunità nazionale", ha ribadito il premier Conte, sottolineando che "questo è un passaggio fondamentale nella vita istituzionale del nostro Paese. I numeri sono importanti, oggi lo sono in modo particolare, ma ancor più importante è la qualità del progetto politico. Chiediamo a tutte le forze politiche: 'aiutateci a ripartire con la massima celerità, a rimarginare la ferita profondo che la crisi ha creato nel patto di fiducia con cittadini".

Per Conte "le nostre energie dovrebbero essere tutte e sempre concentrate sulle risposte urgenti alla crisi che attanaglia il Paese, mentre invece così, agli occhi di chi ci guarda, dei cittadini in particolare, appaiono dissipate in contrappunti polemici e spesso sterili, del tutto incomprensibili rispetto a chi ogni giorno si misura con la paura della malattia, con lo spettro dell’impoverimento, con il disagio sociale, con l’angoscia del futuro. Rischiamo così tutti di perdere il contatto con la realtà. C’era davvero bisogno di aprire una crisi politica in questa fase? No. E, infatti, i ministri e gli alleati di governo che hanno potuto seguire da vicino le vicende di queste ultime settimane sono testimoni del fatto che abbiamo compiuto ogni sforzo, con la massima disponibilità, per evitare che questa crisi, ormai latente, potesse esplodere".

"Nonostante continue pretese, critiche sempre più incalzanti, continui rilanci concentrati peraltro non casualmente sui temi palesemente divisivi rispetto alle varie sensibilità delle forze di maggioranza. Questa crisi di governo ha aperto una ferita profonda all’interno della compagine di governo e tra le forze di maggioranza, ma ha provocato – e questo è ancora più grave - anche profondo sgomento nel Paese. Questa crisi rischia di produrre danni notevoli e non solo perché ha già fatto salire lo spread, ma ancor più perché ha attirato l’attenzione dei media internazionali e delle cancellerie straniere. Arrivati a questo punto - rimarca Conte - non si può cancellare quel che è accaduto o pensare di poter recuperare quel clima di fiducia e quel senso di affidamento che sono condizioni imprescindibili per poter lavorare, tutti insieme, nell’interesse del Paese. Adesso si volta pagina. Questo Paese merita un governo coeso, dedito a tempo pieno a lavorare esclusivamente per il benessere dei cittadini e per favorire una pronta ripartenza della nostra vita sociale e una incisiva ripresa della nostra economia".

Conte ha quindi spiegato che tra le "discriminanti fondamentali" che hanno portato a un governo fondato su "un’alleanza tra formazioni politiche provenienti da storie, esperienze, culture di differente estrazione, che per giunta in passato si erano anche contrapposte delle volte anche in maniera aspra", c'è "il convinto ancoraggio ai valori costituzionali, cito solo il primato della persona, lavoro, uguaglianza formale e sostanziale, tutela dell’ambiente". La seconda discriminante fondamentale, indicata dal presidente del Consiglio, "è la solida vocazione europeista del nostro Paese, in modo da consentire all’Italia di tornare protagonista nello scenario europeo e contribuire a fare recuperare alla medesima all’Unione europea il ruolo di la leadership che le spetta nel contesto geo-politico internazionale".

Recovery - "Sento crescere la critica, anche ieri alla Camera, sul fatto che le opere sono bloccate da due mesi per mancanza di commissari. Non è vero, a parte che la lista dei commissari è pronta, le opere sono state bloccate perché abbiamo applicato l'articolo 2 del Dl semplificazioni che dà poteri speciali ai commissari", ha detto Conte.

Ristori - Con le parole pronunciate ieri, in Aula alla Camera, "non intendevo dire che i ristori sono sufficienti a compensare le perdite subite", puntualizza il premier.

Revisione titolo V Costituzione - "L'esperienza della pandemia impone anche un'attenta, meditata e pacata riflessione sulla revisione del Titolo V della Parte II della Costituzione" sul rapporto tra Stato e Regioni. "Lavoriamo tutti insieme - invita il presidente del Consiglio - meditiamo insieme sul riparto delle competenze legislative di Stato e Regioni, come pure alla individuazione di meccanismi e istituti che consentano di coordinare più efficacemente il rapporto tra i diversi livelli di governo. In questo contesto, occorre garantire e tutelare, con la massima intensità, le autonomie speciali e le minoranze linguistiche".

Legge elettorale - Il premier ha ribadito quindi la volontà di promuovere, "nel rispetto delle determinazioni delle forze parlamentari", una riforma elettorale "di impianto proporzionale, quanto più possibile condivisa, trattandosi di una riforma di sistema, che possa coniugare efficacemente le ragioni del pluralismo della rappresentanza con l’esigenza, pur ineludibile, di assicurare una complessiva stabilità al sistema politico". "Vorrei chiarire - aggiunge - su questo punto, leggo interpretazioni maliziose. Negli anni passati abbiamo vissuto una frammentazione della rappresentanza, il quadro politico si è andato differenziando e nuovi processi si sono imposti. Con questo quadro non possiamo fare una legge elettorale che costringa nello stesso involucro sensibilità molto diverse: questo porterebbe alla instabilità. Piuttosto bisogna favorire appieno, se vogliamo ricomporre il quadro, la rappresentanza democratica di tutte le realtà che sono sul campo. Ovviamente poi le forze politiche per governare saranno chiamate a sottoscrivere accordi su programmi di alto profilo, alto contenuto ideale".

Le repliche

La "questione" posta dalla senatrice del gruppo Misto Tiziana Drago è "serio, il calo demografico è un problema serissimo", ha poi detto Conte nelle repliche agli interventi in Senato.

"Da luglio - continua il premier - partirà la riforma dell'assegno unico per i figli fino a 21 anni, riguarderà oltre 12 milioni di ragazzi ed era un progetto che la ministra di Italia Viva, Bonetti, aveva portato avanti". E ancora: "Dobbiamo lavorare affinché la scuola resti centrale nell'agenda non del governo, ma del Paese".

Per Conte bisogna intervenire "adesso sul futuro e il benessere dei nostri figli e occorrono interventi economici strutturali e strutturati" ma "questo non si può fare se c'è una crisi di governo o cercando di far cadere un governo", mentre, puntualizza, "non corrisponde al vero che l'Italia sia il paese con la caduta più forte del Pil, i dati parlano chiaro, i dati sono dati". E' poi "destituita di fondamento l'affermazione che l'italia sia il Paese con meno ristori. Attenzione, non sto dicendo che sono sufficienti, siamo consapevoli della sofferenza delle famiglie".

"Nel 2020 abbiamo approvato misure per circa il 6,6Pc del Pil per aiuti a famiglia e imprese, più 300mld di credito e 150mld di prestiti garantiti", ha detto il premier.

Sul fronte Covid, "la curva epidemiologica non accenna a migliorare ma continueremo l'impegno a fare di tutto per garantire la didattica in presenza". "E' stato toccato il tema della scuola, altro tema che ci sta a cuore. Dobbiamo lavorare affinché resti centrale nell'agenda non solo del governo ma del paese", ha continuato Conte, ricordando le "40mila aule in più" sorte "con i lavori estivi, non è solo merito del governo ma di quella sinergia con le istituzioni locali", grazie al "grande sforzo fatto da sindaci e presidente di Regione. Poi abbiamo mobilitato 10 mld in più, archiviando la stagione dei tagli che avevamo ereditato. C'è un intero capitolo del Recovery plan dedicato alla filiera dell'istruzione".

Il premier sottolinea che in questi giorni "stanno rientrando in presenza gli alunni delle secondari, nonostante una curva epidemiologica che non accenna a migliorare ma faremo di tutto perché la scuola è di tutti, continueremo ad impegnarci per la didattica in presenza. Abbiamo previsto assunzioni per 25mila docenti di sostegno in più e bandito concorsi per quasi 80mila docenti. E poi abbiamo introdotto innovazioni, la chiamata veloce in fascia aggiuntiva che ha permesso di assumere da graduatorie. Ma la scuola richiede uno sforzo continuo e continueremo ad impegnarci".

"Rispondo al presidente Romeo che chiedeva che fine hanno fatto i Ddl sulla giustizia:, la informo - ha replicato ancora il premier - che dal 2019 per la riforma della giustizia civile e del codice civile i decreti delega sono in commissione Giustizia del Senato. Il presidente è del suo partito, cerchiamo di dare una accelerazione, il paese attende".


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