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"Conte ci aiuti, siamo disperati": appello aziende fuochi d'artificio

17 dicembre 2020 | 16.55
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(Fotogramma)

"E' da febbraio che non lavoriamo. Siamo inchiodati, non riusciamo a lavorare. L'ultimo spettacolo serio, io l'ho fatto a febbraio di quest'anno. Siamo sull'orlo del fallimento, 12mila persone sul lastrico. Presidente Conte ci aiuti: siamo i pittori del cielo, ma la passione non basta e ora siamo disperati". E' l'accorato appello che Vincenzo Martella, dell'Anisp (Associazione Nazionale Imprese Spettacoli Pirotecnici) rivolge, attraverso l'Adnkronos, al premier Giuseppe Conte, facendo luce su una situazione, quella dei lavoratori del settore pirotecnico italiano, rimasta sinora perlopiù nell'ombra.

"Non abbiamo ricevuto nulla, a parte i 600 euro che servono per campare ma non per pagare le utenze -si sfoga Martella- Il nostro è un grido di dolore, siamo sull'orlo del fallimento. Tre, quattro generazioni di famiglie che sono sul lastrico. Parliamo di aziende che lavorano, si impegnano, e lo fanno da decenni per la passione di questo lavoro". Una situazione che, con l'inasprirsi delle misure restrittive dell'ultimo decreto, è precipitata. "Siamo circa 12mila tra settore e indotto, un miliardo e 200mila euro è la perdita - spiega il pirotecnico - Si tratta di danni catastrofici, 60% in meno di fatturato".

Il problema alla base della situazione della categoria è che "noi rientreremmo in teoria nel Dl ristori con i codici Ateco -dice Martella- ma non abbiamo avuto nulla perché il rimborso viene calcolato sulla base degli introiti del mese di aprile, e noi ad aprile, in pieno lockdown, non abbiamo fatturato nulla". "Avevamo chiesto un intervento in commissione Bilancio, c'era una richiesta dell'associazione che chiedeva di essere valutata sul fatturato annuo, e non a marzo e ad aprile. Le feste patronali, i compleanni, le sagre non si sono svolti in quel periodo", sottolinea il lavoratore.

Capodanno è, ovviamente, il momento di maggior guadagno per coloro che lavorano con i fuochi d'artificio. L'Italia in zona rossa e le ordinanze dei sindaci che hanno vietato i 'botti' di fine anno anche per questioni legate alla sicurezza, non vanno giù in nessun modo alla categoria. "Veniamo dipinti come i terroristi del Capodanno, mentre siamo contro ogni forma di violenza e di pericolo -si infervora Martella- Il 31 dicembre 'zona rossa' sarà il colpo di grazia per la nostra categoria. Il nostro commercio principale di tutto l'anno va dal 20 al 31 dicembre".

Il tecnico dei fuochi d'artificio ci tiene a sottolinearlo: "Tutte le aziende lavorano con i prodotti legali. Il pirotecnico è un artista, e vuole rispetto per la categoria. Noi rifiutiamo totalmente il contrabbando, collaboriamo con le forze dell'ordine. Le aziende non vanno a sporcarsi il nome, perché non ci possiamo prendere il lusso di farci togliere la licenza". Martella fa dunque "un appello anche ai sindaci: tutti i prodotti che utilizziamo sono marchiati Ce, e devono rispettare normative rigidissime, anche sui decibel. Siamo amici degli animali e contrari ai botti abusivi, e le ordinanze sono illegittime perché non possono vietare la circolazione di prodotti con marchio riconosciuto dalla Comunità europea, che sono riconosciuti dal Ministero dell'Interno e dati con licenze prefettizie di pubblica sicurezza", affonda.

Dopo lo sfogo, Martella si rabbuia. "Il lavoro del pirotecnico è quello di far brillare gli occhi e creare emozioni -soggiunge- Chi fa questo lavoro, lo fa per passione. Ho le lacrime agli occhi in questo momento, perché parlo a nome dei miei colleghi. Siamo i pittori del cielo, ma la passione non basta".

(di Ilaria Floris)

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