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Conti pubblici, Governo punta a dialogo con Ue

06 maggio 2019 | 18.55
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(Afp) - AFP

(Di Luana Cimino) - L'Italia punta sulla strategia del dialogo con l'Ue per trovare la quadra al delicato dossier dei conti pubblici. Le stime che la Commissione europea pubblicherà domani sulle finanze del Belpaese dovrebbero prefigurare un pil quasi piatto nel 2019, previsione questa che ad ogni modo non sorprenderebbe più di tanto il governo, che ha già ampiamente tagliato la sua stima di crescita per quest'anno allo 0,2% contro il precedente 1%.

Su disavanzo e stock del debito nel 2019 il governo ha stimato nel Def di settembre rispettivamente 2,4% e 132,6% in rapporto al pil, mentre l'Ue si appresterebbe a prevedere qualcosa in più. Rialzi di qualche decimale che riporterebbero pericolosamente l'Italia sulla sponda dei paesi a rischio procedura, scenario scongiurato già lo scorso anno in extremis a dicembre con la promessa del governo di contenere il deficit. Si vedrà poi con le raccomandazioni specifiche per paese che l'esecutivo Ue pubblicherà il 5 giugno se Bruxelles adotterà il pugno di ferro o il guanto di velluto verso l'Italia.

Ad ogni modo con le elezioni europee alle porte e il successivo rinnovo della Commissione, è difficile che Bruxelles decida adesso di aprire una procedura contro l'Italia. E dunque dalla temuta 'stangata di primavera' sui conti si passerebbe direttamente alla 'trattativa d'autunno', con il governo che già sta lavorando alla strategia da presentare sul tavolo Ue, magari mettendo a segno qualche dismissione che alleggerisca il debito, puntando sulle misure dei dl crescita e sblocca-cantieri e confidando infine in un miglioramento del ciclo economico.

Se poi il pil non dovesse migliorare e restasse ferma ai due decimali indicati nel Def, il governo potrebbe appellarsi proprio a tale rallentamento per invocare nuova flessibilità e tornare sul cavallo di battaglia dell'output gap tra crescita reale e potenziale, anche se difficilmente il governo quest'anno potrebbe trovare a Bruxelles orecchie disponibili all'ascolto.

Se è vero che la Commissione Ue emette i sui verdetti sulla base dell'andamento del rapporto deficit-pil e debito-pil e non interferisce con i contenuti delle misure adottate da un governo sovrano, è anche vero che il deragliamento dal percorso di riforme da parte del governo giallo-verde con lo smantellamento del jobs act e dell riforma Fornero sono visti con apprensione da Bruxelles e con nervosismo dai mercati.

Decimali a parte, saranno le scelte politiche e l'impegno sul debito il fronte della trattativa d'autunno per scongiurare o per lo meno limitare la richiesta di una manovra correttiva sui conti da parte di Bruxelles. Una manovra che a bocce ferme dovrà trovare prima di tutto 23 miliardi di euro per neutralizzare i rialzi Iva senza spese in deficit.

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