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Conti pubblici, Padoan: "Procedura infrazione Ue sarebbe grosso problema"

27 gennaio 2017 | 13.29
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Pier Carlo Padoan (Foto Afp)

Una procedura di infrazione sarebbe "un grosso problema per l'Italia", perché metterebbe a repentaglio la "reputazione che in questo periodo recente ha rafforzato e costruito". Sarebbe "un'inversione a U rispetto a quanto è stato fatto fino a ora ". Più chiaro di così non poteva essere il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, al termine della riunione dell'Ecofin a Bruxelles.

Un avviso ai naviganti, a chi fosse tentato, in vista delle possibili elezioni politiche, di rispondere 'picche' alle richieste della Commissione europea di delineare misure di bilancio, entro il primo febbraio, volte a mettere in linea i conti del 2017. 

Richieste ribadite, a scanso di equivoci, anche oggi dal vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis, che ha ripetuto, pur con toni meno concilianti del collega Pierre Moscovici, un messaggio che tuttavia nella sostanza è uguale a quello mandato ieri dal socialista francese. Con le autorità italiane, ha detto, "abbiamo avuto discussioni intense per alcuni mesi riguardo a questa materia. Naturalmente ci rendiamo conto che ci sono alcune difficoltà riguardo alla velocità alla quale queste decisioni possono essere prese, ma in questo caso ci aspettiamo da parte del governo impegni chiari con misure esplicitate".

Insomma, entro mercoledì la Commissione vuole una risposta. Padoan oggi ha ricordato ai decisori politici di ultima istanza le conseguenze che potrebbe avere una procedura di infrazione su un Paese come l'Italia, che si porta sulle spalle un debito che ammonta a qualcosa come 2.172.673 mln di euro (dato fine 2015, fonte Mef; il Paese ha comunque un ingente stock di risparmio privato) e che ha recentemente perso l'ultimo rating A, quello dell'agenzia canadese Dbrs (le scale di rating delle agenzie, che misurano l'affidabilità dell'emittente, sono differenti, ma in genere il rating a partire da BBB o Baa è di qualità media, tendente al medio-basso).

Le parole del ministro arrivano dopo i segnali lanciati da Roma, dove ieri il presidente del Pd Matteo Orfini ha definito "irricevibile" la lettera della Commissione europea, bollando le parole di Moscovici come "offensive". Dichiarazioni cui si sono aggiunte oggi quelle dell'eurodeputata del Pd (gruppo S&D, come il Partito Socialista francese di cui fa parte Moscovici) Elena Gentile, secondo la quale le parole del commissario transalpino "danno il 'la' al nascere di movimenti euroscettici e al dilagare dell'estrema destra, mettendo a rischio, da ultimo, la stessa idea d'Europa che queste regole finanziarie vorrebbero salvaguardare".

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