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Corinaldo, il vedovo di Eleonora: "Vivo per i miei figli"

06 dicembre 2019 | 12.45
LETTURA: 5 minuti

Paolo Curi a un anno dalla tragedia in cui ha perso la moglie: "Cancellerei 8 dicembre ma a Senigallia iniziativa importante"

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(Fotogramma) - FOTOGRAMMA

di Sara Di Sciullo -
Ha cambiato casa e lavoro mettendo al primo posto i suoi quattro figli perché "vederli crescere è l’unica cosa che mi dà piacere e forza nella vita". Un anno dopo la tragedia di Corinaldo, avvenuta la notte tra il 7 e l’8 dicembre dello scorso anno alla ‘Lanterna Azzurra’, Paolo Curi racconta all’Adnkronos come la sua vita è stata stravolta dopo aver perso la moglie Eleonora Girolimini, la mamma morta a 39 anni, insieme a cinque giovanissimi, nella calca della discoteca.

Quella drammatica sera Paolo e la moglie Eleonora hanno accompagnato una delle loro figlie al locale, dove era prevista l’esibizione del trapper Sfera Ebbasta. Poi l’attesa per un concerto che non sarebbe mai iniziato, il panico, la calca, le vittime. Paolo di quei momenti non vuole più parlare: "Dopo ciò che è successo ho dovuto riorganizzare tutta la mia vita – racconta - Prima, con Eleonora e i bambini, vivevamo in un casolare di campagna che avevamo costruito con tanti sacrifici. L’ho dovuto affittare per andare a vivere in un appartamento in città: non era nelle mie intenzioni, ma con quattro figli, da solo, è più semplice avere le scuole vicino". E poi nel casolare tutto parlava di Eleonora. "C’erano troppi ricordi – spiega - con Eleonora facevamo una vita molto naturale e sana, avevamo anche un orto".

All’inizio Paolo ha tentato di ripartire dalla quotidianità di una volta, ma non c’è la fatta. "Ho provato a rifare le stesse cose per ricordare lei, ma ho visto che senza di lei non avevano alcun valore. Anzi, servivano solo a ricordarmi il fatto che non c’è più allora ho cercato di cambiare la mia vita".

"Da 14 anni avevo un’azienda per fare lavori di giardinaggio e impianti di irrigazione. Mia moglie si occupava della parte burocratica e io, pur stando fuori casa tante ore perché l’azienda mi impegnava tantissimo, sapevo che i bimbi stavano con lei – racconta il vedovo di Eleonora - Non riuscivo più a portare avanti l’azienda, ho dovuto chiuderla. Ora faccio un lavoro sempre legato al verde, forse meno gratificante ma quanto succede una cosa simile cambiano i valori della vita: non c’è solo il lavoro, ho preferito puntare su altri valori, vedere crescere i miei figli, mi sono rimasti solo loro e sono l’unica cosa che mi dà piacere e forza nella vita. Dopo un primo periodo, in cui si svegliavano di notte piangendo e cercavano la mamma, ora sembrano abbastanza sereni e questo mi sta gratificando. Per Eleonora è la cosa più importante, mandare avanti i bambini. Siamo rimasti una famiglia molto unita".

"Ringrazio davvero il Comune di Senigallia e il sindaco di Senigallia che mi è stato molto vicino. Ci hanno aiutato, non mi sono sentito abbandonato. C’è stata forte solidarietà della gente e mi ha spinto ad andare avanti", sottolinea Paolo Curi.

In un anno le indagini si sono dirette su più fronti, dalla sicurezza del locale alla banda dello spray.  "Ho piena fiducia nel lavoro della magistratura – sottolinea il vedovo di Eleonora - Io chiedo solo una cosa: tutti devono pagare alla stessa maniera. La banda dello spray era una banda di giovani, organizzata però in modo criminoso. Ma quella è solo una parte di ciò che è successo. Io voglio che la magistratura indaghi a 360 gradi. La banda aveva usato la stessa modalità altre volte e mai nessuno si era fatto un graffio. Noi quella sera eravamo in un magazzino agricolo, siamo arrivati e il concerto alle 11 ancora non era iniziato, non ci sarei andato se non fossi stato ingannato. Quel locale era stato chiuso, poi fu riaperto dalla commissione (di vigilanza ndr) e non si capisce perché. Non spetta a me individuare i responsabili, ma penso di avere il diritto di pretendere che vengano assicurati alla giustizia tutti i colpevoli e che venga inflitta loro la pena adeguata in rapporto alle rispettive responsabilità che dovessero essere accertate".

L’8 dicembre il Comitato Genitori Unitario, nato dopo la tragedia, ha organizzato una giornata di iniziative in ricordo della strage e per puntare l’attenzione sul tema della sicurezza nelle discoteche affinché non accada mai più una tragedia simile. "Io sono molto favorevole alla manifestazione che è stata organizzata, parteciperò anche se per me l’8 dicembre è una data da cancellare – continua Paolo Curi - Ormai la mia vita è rovinata. Se non ci fosse stata questa iniziativa sarei scappato fuori insieme ai bambini, ma partecipo perché so che è importante che qualcuno, che al momento non sono io, abbia la forza per guardare avanti".

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