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Coronavirus, 60% italiani in dubbio sul vaccinarsi

22 gennaio 2021 | 14.44
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Indagine università Padova e Ferrara. "L'esitazione vaccinale potrebbe ridurre la copertura e rendere difficile ottenere l'immunità di gregge o favorire mutazioni"

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(Fotogramma/Ipa)
(Adnkronos)

Il 40% degli italiani si farebbe vaccinare contro il Covid senza alcuna esitazione, mentre il 60% è in dubbio. Lo rivela uno studio dei ricercatori del JdmLab-Judgment and Decision Making Laboratory del Dipartimento di Psicologia dello sviluppo e della socializzazione dell'università di Padova e del Dipartimento di Studi umanistici dell'università di Ferrara che hanno misurato la percezione del rischio legato a Covid-19 e l'accettazione del vaccino in Italia, da fine febbraio a fine giugno 2020. I dati sono stati raccolti in tre periodi corrispondenti alle diverse fasi dell'emergenza in Italia: prima del lockdown (28 febbraio-8 marzo), durante il lockdown (9 marzo-9 maggio) e dopo il primo lockdown nazionale (10 maggio-28 giugno). Un primo risultato della ricerca è che, dei 2.267 partecipanti (69,9% femmine, età media 38,1 anni), il 40% ha intenzione di accettare un vaccino anti-Covid senza alcuna esitazione, mentre il 60% ha un grado di esitazione variabile (da 1 a 100).

"I vaccini contro Covid-19 sono fondamentali per fronteggiare l'emergenza sanitaria, ma l'esitazione vaccinale potrebbe ridurre la copertura e rendere difficile ottenere l'immunità di gregge o, addirittura, favorire mutazioni - spiega Teresa Gavaruzzi, ricercatrice UniPd - Con il temine Vaccine Hesitancy, che in italiano possiamo tradurre con esitazione vaccinale, si indica una serie variegata di atteggiamenti che vanno da alcuni a molti dubbi, fino al ritardo e alla riluttanza a vaccinarsi o vaccinare i propri figli, per uno o più vaccini. Nel nostro studio abbiamo iniziato a monitorare la percezione del rischio e l'esitazione vaccinale per il nuovo coronavirus fin dalle prime fasi di diffusione del virus, cioè prima ancora che fosse dichiarato lo stato di pandemia, valutandone l'evoluzione nel tempo. Da un punto di vista metodologico si è usata una analisi di regressione che, in statistica e psicometria, permette di quantificare se una serie di comportamenti o caratteristiche personali influenzi o meno un certo comportamento di interesse".

"Grazie a Paolo Girardi, ricercatore in psicometria del nostro gruppo - continua Gavaruzzi - abbiamo modellato l'esitazione relativa a un vaccino contro Covid-19 scindendo l'informazione relativa all'accettazione al vaccino senza esitazioni (accettazione), dalla parte relativa alla dubbiosità verso lo stesso (esitazione). Inoltre abbiamo misurato la percezione del rischio nei confronti di Covid-19 attraverso tre dimensioni: la probabilità di essere contagiati, la gravità della malattia, la paura della malattia. Le analisi statistiche dimostrano che i fattori principali che predicono 'intenzione a vaccinarsi sono tre: la percezione del rischio, la dubbiosità sui vaccini, la vaccinazione contro l'influenza.

Considerando il primo predittore, cioè la percezione del rischio, i risultati mostrano che la probabilità di accettare il vaccino senza esitazione aumenta di circa 2 volte e mezzo quando si percepisce il rischio Covid come medio rispetto a quando lo si percepisce basso, e aumenta di circa 5 volte quando si percepisce il rischio come alto rispetto a quando lo si percepisce basso. Tra gli esitanti, infatti, ci sono differenze in base alla percezione del rischio Covid-19: chi percepisce il rischio come medio, o alto, riduce il grado di esitazione del 30% e del 40% rispettivamente, rispetto a chi percepisce il rischio come basso.

Considerando il secondo predittore, cioè la dubbiosità sui vaccini, i risultati dello studio mostrano come il livello di accettazione del vaccino è fortemente influenzato dai dubbi generali nei riguardi dei vaccini, che ne diminuiscono progressivamente l'accettazione. Rispetto a chi non ha dubbi, il fatto di avere anche pochi dubbi riduce la probabilità di accettare il vaccino Covid-19 senza esitare del 37% e tale riduzione arriva all'87% per chi ha molti dubbi. Tra coloro che non accetterebbero senza esitazione il vaccino, il livello di esitazione vaccinale (misurata con una scala da 1 a 100) aumenta solo per chi ha molti dubbi nei riguardi dei vaccini in generale, portando a un aumento dell'esitazione del 51% per i più dubbiosi.

Per quanto riguarda il terzo predittore, vale a dire la vaccinazione contro l'influenza, il campione ha mostrato come l'essersi vaccinati contro l'influenza nella precedente stagione influenzale (2019) aumenta le probabilità di accettare senza esitazione il vaccino contro anti-Covid di circa 3 volte. Tra chi è esitante, essersi vaccinati contro l'influenza nella precedente stagione influenzale riduce il livello di esitazione di circa il 35%.

"La risposta delle persone al pericolo varia in base ad alcune caratteristiche del pericolo stesso. In particolare, i rischi sono percepiti come più pericolosi quando sono poco comuni, sconosciuti alla scienza, caratterizzati da una natura catastrofica, e fisicamente e psicologicamente vicini", spiega Marta Caserotti, assegnista di ricerca dell'università di Padova, prima autrice dello studio.

"La rischiosità di un evento viene valutata non solo sulla base di informazioni oggettive, ma anche sulla base delle sensazioni provate in merito. Il profilo di percezione del rischio per Covid-19 - continua Caserotti - è stato confrontato con quello di due malattie che differiscono per due importanti dimensioni legate al rischio: la familiarità e prevedibilità di decorso che abbiamo nei confronti dell'influenza stagionale, e la distanza fisica e psicologica che percepiamo nei confronti del virus dell'Ebola. Se guardiamo all'evolversi di questi giudizi nelle tre fasi studiate si nota che: per la probabilità percepita di essere contagiati, Covid-19 assomiglia molto all'influenza in tutte le tre fasi, mentre per la gravità percepita, se prima del lockdown era di poco superiore all'influenza, durante e dopo il lockdown i giudizi si avvicinano molto a quelli dell'Ebola. Già prima del lockdown la paura di Covid-19 è invece simile a quella dell'Ebola ed è maggiore di quella per l'influenza, ma poi aumenta molto durante il lockdown e si riduce solo leggermente dopo il lockdown, risultati in linea con la letteratura sul ruolo di fattori emozionali nella percezione del rischio".

I risultati di questo studio confermano, secondo i ricercatori, che la percezione del rischio riveste un ruolo chiave nell'accettazione del vaccino contro il virus Sars-CoV-2, e che si tratta di una percezione che può avere un andamento temporale fluttuante. Non solo: i risultati dimostrano che i dubbi che le persone esprimono nei confronti dei vaccini in generale sono associati all'esitazione vaccinale per il COVID-19. Secondo gli autori, tali fattori che si riflettono sul comportamento delle persone dovrebbero essere presi in considerazione per pianificare una comunicazione pubblica sulla salute mirata e in grado di rendere più efficace la risposta all'epidemia da parte della popolazione.

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