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Coronavirus, Fiom attacca: "Pressioni Confindustria cieche"

09 aprile 2020 | 11.39
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La leader Francesca Re David: "Pensare di rimettere in moto le fabbriche contemporaneamente e senza le necessarie misure per tutelare la salute e la sicurezza, significa mettere davanti il profitto"

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"Le pressioni di Confindustria e degli industriali sono cieche: più dura l’epidemia, più a lungo l’economia non si riprenderà. Deve essere la comunità scientifica a dirci quando sarà il momento di riaprire". Così il leader Fiom Francesca Re David commenta a Coffee Break l’appello con cui le Confindustrie del Nord hanno chiesto al governo di accelerare la fine del lockdown. "Pensare di rimettere in moto le fabbriche contemporaneamente e senza le necessarie misure per tutelare la salute e la sicurezza sul territorio oltre che nei luoghi di lavoro, significa mettere davanti il profitto", attacca chiedendo piuttosto di "programmare la ripartenza ma senza fare forzature come di nuovo sta tentando di fare Confindustria".

"Le regioni del Nord sono proprio i territori in cui il disastro sanitario sta impattando di più anche perché non sono state fatte le chiusure delle imprese nell’immediato, e Bergamo ne è la dimostrazione", prosegue spiegando che "se tutta la comunità scientifica ci dice che sono da evitare gli spostamenti, dobbiamo considerare che nelle Regioni del Nord la mobilità è fortemente determinata dalle fabbriche". Occorre dunque, propone, "ridisegnare le fabbriche perché questa situazione durerà a lungo" prevedendo i distanziamenti, le sanificazioni, le riduzioni dell'orario di lavoro per salvaguardare la salute e la sicurezza dei lavoratori, anche quelli degli appalti. "In questo senso stiamo siglando protocolli e linee guida in molte aziende. Il Governo attraverso la comunità scientifica avrà il compito di definire i tempi e le modalità delle riaperture", conclude.

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