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Coronavirus, Helicopter Money come Hong Kong? "Possibile ma meglio la Cigs"

11 marzo 2020 | 18.30
LETTURA: 4 minuti

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(Afp)

di Vittoria Vimercati
L’esperimento a Hong Kong della politica espansiva denominata ‘Helicopter Money’, ovvero soldi "a pioggia", come dagli elicotteri, nelle tasche dei cittadini, inizia a farsi strada tra le ipotesi degli analisti sulle future misure da considerare per combattere la recessione da Coronavirus. Soprattutto se questa dovesse farsi più pesante del previsto.  A Hong Kong, per combattere la crisi sanitaria ed economica, hanno accreditato circa 1.300 dollari americani a ogni cittadino maggiorenne per combattere i consumi asfittici, ma è ancora troppo presto per verificarne gli effetti. 

Nel frattempo, in Europa ci si interroga: se i ‘soldi dall’elicottero’, espressione coniata da Milton Friedman, sono una politica monetaria espansiva, la Banca centrale europea potrebbe prenderla in considerazione, anziché limitarsi a iniettare risorse nelle banche con il QE? Gli economisti e gli analisti contattati dall’Adnkronos non lo escludono ma pongono l’accento sulla necessità che sia lo Stato a farsi carico di un’iniziativa del genere, più che una banca centrale.

"L’Helicopter money è una misura fiscale più che monetaria", osserva Giuseppe Sersale, partner di Anthilia Capital Partners. "Non vedrei Fed e Bce dare soldi direttamente ai consumatori, ma piuttosto indirettamente, facilitando la spesa pubblica". Ovvero, le banche centrali "potrebbero cancellare parte del debito degli Stati nel loro bilancio e permettere così ai Governi di fare questa mossa. E’ come fare monetary financing. Del resto, se il gioco si fa duro, mi aspetto di più dalle banche centrali".  Secondo l’analista, ad ogni modo, l’helicopter money "prenderà piede, lo sta già facendo" e Christine Lagarde, tutto tranne che "falco", potrebbe essere la presidente della Bce giusta per sperimentare. Del resto, anche l’Unione europea, che ha lanciato un fondo da 25 miliardi per combattere l’epidemia, si sta preparando a "misure audaci e aggiuntive" per aiutare l’Italia. 

L’economista dell’Università Bocconi, Francesco Daveri, è netto: "Helicopter money? Devono farla i Governi, non le banche centrali". Il docente di Macroeconomia la ritiene "una misura di politica fiscale" più che monetaria, e quindi "sono i Governi a doverci mettere la faccia: bisogna evitare di snaturare il ruolo delle banche centrali, che non sono elette dai cittadini". Il problema è anche un altro: "Se un anno decidiamo di distribuire 2mila euro a tutti, l’anno prossimo perché non dargliene 4mila?". Non si può sapere cosa succederebbe a ‘drogare’ i consumi e il mercato. Poi, "sarebbe meglio che il potere di dare risorse alla gente lo gestisca chi è poi giudicato al momento del voto, altrimenti sarebbe un vulnus per la democrazia".

Per Carlo Altomonte, docente di Politiche economiche europee all’Università Bocconi, la politica non convenzionale ‘dell’elicottero’ non si può attuare con "l’attuale contesto di regole europee". Ad ogni modo, anche se le regole si possono cambiare, "regalare soldi non significa necessariamente trasformarli in consumi: magari diventerebbero risparmi, visto che per ora i negozi sono chiusi". Le misure che il Governo sta per prendere, secondo il docente, vanno comunque già in questo senso. "Estendere la cassa integrazione ordinaria e straordinaria a tutte le imprese significa che i lavoratori che stanno a casa avranno uno stipendio e quindi, dal punto di vista pratico, non si va molto lontano" dall’helicopter money.  Certo è che la Bce, in questa circostanza, ha le mani più legate del solito, e margini di azione ristretti visto che i tassi sono già a zero. Anche l’aumento di acquisti di Titoli di Stato rischia di essere meno efficace se la paura del contagio continuerà a bloccare tutto, dall'offerta alla domanda.  

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