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Coronavirus, medici scrivono a italiani: "Pandemia mai vista, basta caccia al colpevole"

16 aprile 2020 | 18.44
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Una cinquantina di dottori in prima linea si rivolgono direttamente ai cittadini con una lettera aperta: "Non trarre conclusioni a partita in corso"

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"E' quasi automatico, prima ancora di cercare di documentare, analizzare e interpretare i fenomeni, dare via alla competizione per la ricerca dei colpevoli. E, di solito, è una tentazione molto veloce in tempi e modi. Ma siamo certi che sia questa la metodologia corretta per trarre conclusioni su eventi così 'nuovi e destabilizzanti'?". Esordisce con una domanda la lettera aperta che un gruppo di medici - in gran parte noti per il loro impegno in prima linea contro Covid-19 in questi giorni - ha rivolto direttamente agli italiani. Un invito a guardare all'emergenza coronavirus in un modo diverso da quanto fatto finora sull'onda delle emozioni. A firmare la lettera sono una cinquantina tra cui diversi nomi di Bergamo, una delle province più colpite dai contagi, ma non solo. Ci sono medici operativi a Catanzaro, Padova, Rimini, Pavia, Napoli, in tutta Italia e persino nelle svizzere Locarno e Ginevra. I primi due a mettere la sigla sono Stefano Fagiuoli (Bergamo) e Claudio Puoti (Roma).

I firmatari hanno combattuto il virus negli ospedali dove lavorano, alcuni di loro si sono ammalati, molti sono stati intervistati. E ora prendono carta e penna sentendo il bisogno di analizzare alcuni fenomeni che si stanno verificando, dal "bisogno 'sociale' di additare un responsabile per ogni evento" a quello di "trarre conclusioni a 'partita' in corso". "Questo metodo - scrivono i camici bianchi - di fatto si discosta dal consueto rigore con cui si analizza qualunque 'novità' in campo scientifico".

"Perché - si chiedono - tale approccio rigoroso non deve valere in questa circostanza? Perché troppi cadono nella trappola della 'ricerca del colpevole' quando la partita è ancora in svolgimento?". Quella delle "conclusioni affrettate", ammoniscono, "è certamente la cifra distintiva dell'approccio generale (addetti ai lavori, istituzioni, politici, popolazione generale, media) che abbiamo osservato fin dall'inizio di quella che poi si è rivelata una pandemia. Pandemia che mai, nei nostri tempi, si era manifestata con questa virulenza e imprevedibilità". Gli esperti offrono tre "consigli per tutti noi: evitiamo conclusioni basate su dati epidemiologici incompleti, rimandiamo la disamina scientifica di quanto accaduto a una fase successiva, in un'ottica di miglioramento e di miglior bilanciamento ospedale-territorio; abbassiamo i toni ed evitiamo i personalismi; operiamo già da oggi affinché la medicina e i medici sappiano riconquistare un ruolo attivo nelle strategie sanitarie volte a garantire salute e benessere".

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