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Coronavirus, per 6 italiani su 10 alimentazione ha ruolo chiave di 'difesa'

26 giugno 2020 | 20.13
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Indagine EngageMindsHub Università Cattolica, 15% ha aumentato il consumo integratori. Gli esperti: migliore è lo stato nutrizionale, maggiore è la sua immunocompetenza, minore è la virulenza del Sars- CoV-2

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Il 60% degli italiani ritiene che l’alimentazione possa essere una chiave per rafforzare le difese immunitarie contro Covid-19, a fronte di circa un terzo dei connazionali, il 33%, che non ha un’opinione e vorrebbe capire meglio. Inoltre, dall’inizio della Fase 2 dell’emergenza, il 15% dichiara di aver aumentato il consumo di integratori alimentari per difendersi dalla malattia. Una tendenza ancora più marcata tra coloro che hanno un titolo di studio elevato (master o dottorato) e che più temono il rischio di contagio, mentre gli italiani fra i 60 e 70 anni hanno diminuito il consumo di integratori alimentari, contrariamente al resto della popolazione. E' quanto emerge da un'indagine promossa da EngageMinds Hub dell’Università Cattolica, campus di Cremona, presentata oggi in occasione del webinar sui social dell’Università Cattolica dal titolo "Covid-19 a tavola: tra falsi miti e realtà scientifica".

"È importante che la scienza dialoghi con i cittadini che sono consumatori e pazienti - afferma Guendalina Graffigna, ordinario di Psicologia dei consumi e direttore dell’EngageMinds Hub alla Cattolica, partecipando al webinar - proprio per adottare, a tavola e non solo a tavola, comportamenti positivi sia a livello individuale che sociale". "Grazie a Ircaf, Centro di riferimento Agro-Alimentare Romeo ed Enrica Invernizzi - prosegue Lorenzo Morelli, ordinario di microbiologia e direttore del Distas (Dipartimento di scienze e tecnologie alimentari) dell’Università Cattolica - abbiamo potuto oggi approfondire la concatenazione positiva tra alimentazione, equilibrio del microbiota intestinale e difese immunitarie. Sia in generale che, nello specifico, contro il Sars-CoV-2".

Dai dati emersi dal sondaggio, condotto su un campione di oltre 1000 persone emerge anche che nel prossimo futuro i consumatori italiani intendono incrementare gli acquisti di cibi ricchi in vitamine e antiossidanti, con un +17%, che arriva a +28% tra coloro che si sentono “ad alto rischio di contagio” e a +33% fra coloro che hanno un titolo di studio elevato.

Anche l’igiene lungo la filiera alimentare gioca un ruolo importante nella partita tra alimentazione e rischio percepito. Il 24% degli intervistati teme di poter contrarre Covid-19 a causa di possibili contaminazioni dei prodotti alimentari, dato ancora più marcato al Sud e Isole (30%) e tra chi ha una specializzazione post lauream (35%).

"L’attenzione per l’igiene degli alimenti non solo nelle fasi produttive, ma anche di trasporto e di manipolazione - riferisce Graffigna - appare marcata e in crescita per via della paura del contagio: il 70% degli intervistati dichiara infatti che nei prossimi mesi sarà ancora più attento alla manipolazione degli alimenti e delle loro confezioni per prevenire il contagio da Covid-19. Per i consumatori oggi è cruciale trovare nei punti vendita e nei locali adibiti alla somministrazione di alimenti rassicurazione circa la loro igiene nonché ricevere informazioni sulle regole igieniche per come trattare i cibi una volta portati a casa", aggiunge l'esperta.

"La prevenzione oggi è fondamentale anche per evitare futuri nuovi focolai. Un’accurata educazione dei cittadini - sottolinea Walter Ricciardi, ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica, campus di Roma e Consigliere scientifico del ministro della Salute per la pandemia da coronavirus – è dunque un asset imprescindibile per garantire l’aderenza alle diverse misure comportamentali di contenimento del virus oltre che agli stili di vita idonei per prevenire le complicanze della malattia. Le condotte alimentari corrette - sottolinea - sono essenziali per contribuire alla salute delle persone e da sempre costituiscono un’area importante su cui è necessario concentrare sforzi educativi e di sensibilizzazione della popolazione".

"Oggi sappiamo che, in termini generali, la prognosi di Covid-19 è peggiore in chi soffre di patologie croniche, soprattutto a carico del cuore, o diabete e nelle persone in sovrappeso", afferma Andrea Ghiselli, nutrizionista e presidente della Sisa (Società italiana scienza dell’alimentazione). In particolare chi soffre di ipertensione, iperglicemia e grasso addominale oltre ad avere un maggiore rischio d’infiammazione può presentare squilibri nutrizionali e magari anche carenza di vitamina D, utile al sistema immunitario. Ma - sottolinea Ghiselli - bisogna fare attenzione a non confondere la causa con l’effetto e pensare di risolvere con gli integratori quanto piuttosto seguendo un’alimentazione corretta basata sul consumo di vegetali (cereali integrali, legumi, frutta e verdura), ma che non escluda prodotti di derivazione animale e che preveda una regolare attività fisica".

"Una cosa è la suscettibilità a sviluppare un'infezione virale sintomatica, un’altra è invece il potenziale di combattimento che si ha contro il virus: entrambi dipendono dallo stato di nutrizione/malnutrizione e quindi dall’immunocompetenza dell’individuo", ha chiarito Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano e direttore sanitario dell’Istituto ortopedico Galeazzi. "In termini generali, migliore è lo stato nutrizionale dell'ospite, maggiore è la sua immunocompetenza, minore è la virulenza del Sars- CoV-2", ha concluso.

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