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Coronavirus, veterinari: "No rischi da cani ma sempre sorveglianza"

28 febbraio 2020 | 12.54
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"Gli animali domestici accuditi in maniera corretta non sono assolutamente problematici, ma non bisogna mai accantonare l'ipotesi che ci possa essere una trasmissione di infezioni fra uomo e cane, cosa che ci impone di mantenere alta la sorveglianza veterinaria su tutte le patologie e le specie animali". E' quanto spiega all'Adnkronos Salute Aldo Grasselli, segretario nazionale del Sindacato italiano veterinari medicina pubblica (Sivemp), commentando la notizia secondo cui un cucciolo di cane sarebbe risultato positivo al nuovo coronavirus a Hong Kong, dove sono in corso test di approfondimento.

"Bisogna sempre mantenere alta e attenta - ribadisce Grasselli - la vigilanza su tutte le manifestazione patologiche che riguardano gli animali, perché non è detto che non ci sia poi una trasmissione all'uomo".

Il caso del cagnolino di Hong Kong, "di cui non sono a conoscenza", precisa il veterinario, "mostra però come la sorveglianza veterinaria non sia mai superflua per avere una 'barriera' informativa su cui lavorare. Gli animali custoditi presso i domicili o allevati per la zootecnia sono controllati sistematicamente e non espongono ad alcun rischio, mentre un settore sempre più importante e su cui bisognerebbe anche rafforzare la sorveglianza è quello degli animali selvatici, sia perché possono essere serbatoi di malattie trasmissibili ad altri animali allevati (ad esempio i suini rischiano di essere colpiti dalla febbre africana, che è endemica fra i cinghiali), sia perché possono trasmettere infezioni anche agli umani. E' indispensabile - conclude - che sull'interfaccia uomo-animale sia sempre effettuata una attentissima sorveglianza veterinaria".

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